Comunicato stampa

Storie di dati - Le trasformazioni delle regioni italiane

La popolazione del Piemonte dall’Unità a oggi è cresciuta a un ritmo inferiore a quello medio nazionale, sebbene negli anni del Boom economico sia stato una delle principali mete dell’immigrazione interna. Nonostante la lunga crisi industriale, oggi l’economia mantiene una vocazione manifatturiera, in particolare nei settori a medio-alta tecnologia. Dagli anni ’80 la crescita economica è stata inferiore a quella dell’Italia nel suo insieme, ma il valore del Pil pro capite si mantiene al di sopra della media nazionale. Torino, dal passato industriale, oggi si configura come polo di servizi, e il capoluogo si conferma come il principale centro economico, produttivo e
dell’innovazione della regione.

La Valle d’Aosta è stata per molti decenni un territorio la cui popolazione è rimasta pressoché costante; la  crescita della popolazione inizia negli anni ’50, in ritardo rispetto a quella nazionale, costantemente sostenuta da rilevanti flussi migratori interni; negli ultimi anni, tuttavia, le immigrazioni (anche dall’estero) non sono più in grado di compensare il netto peggioramento del saldo naturale e innesca quindi una fase di declino, associata ad un invecchiamento particolarmente marcato. La struttura produttiva è prevalentemente orientata ai servizi, con una forte specializzazione nel turismo; nonostante la ridotta crescita del PIL rispetto al dato nazionale a partire dagli anni ’90, il PIL pro capite attualmente si mantiene di circa il 25% al di sopra rispetto alla media nazionale. Aosta, il capoluogo, svolge il ruolo di principale polo amministrativo e di servizi della regione.

Grazie allo sviluppo economico precoce, fino alla prima metà degli anni ‘70 la Lombardia è una delle principali destinazioni delle migrazioni interne, e la crescita economica rappresenta anche oggi uno dei fattori della dinamica demografica positiva, nonostante i saldi naturali negativi. La struttura produttiva regionale è sempre più orientata ai servizi, anche se permane la vocazione manifatturiera; il Pil pro capite è superiore di circa il 35% alla media nazionale e il tasso di occupazione si mantiene su livelli più elevati rispetto al complesso del Paese. Milano, il capoluogo, si conferma il principale polo economico e dei servizi della regione.

La crescita demografica in Trentino-Alto Adige/Südtirol, inizialmente lenta, ha sopravanzato quella dell’Italia nel suo insieme e continua tuttora grazie a un consistente afflusso migratorio; per conseguenza, il processo d’invecchiamento è meno accentuato rispetto alla media nazionale.

La struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione alle attività di servizi, mentre l’occupazione industriale dopo un picco negli anni ’70 è tornata, in proporzione, ai valori degli anni ’30. Il Pil pro capite oggi è il più alto fra le regioni italiane, circa il 40% superiore alla media nazionale.

I comuni capoluogo di Trento e Bolzano/Bozen sono poli di attrazione e specializzati nei
servizi.

Fino agli anni ’60 il Veneto è una regione di emigrazione; successivamente i saldi migratori diventano positivi per effetto dello sviluppo industriale e sostengono la crescita demografica, a fronte di un saldo naturale divenuto negativo. Il processo di invecchiamento è simile a quello dell’intero paese, favorito da una speranza di vita elevata e da una bassa fecondità. La struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione industriale, sviluppata particolarmente dal secondo dopoguerra e mantenuta nonostante la crisi sistemica del settore; il Pil pro capite oggi è più alto di circa l’11% rispetto alla media nazionale. Venezia, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi, anche per la sua vocazione turistica.

Durante l’ultimo secolo la popolazione del Friuli Venezia Giulia rimane pressoché costante: fino alla metà degli anni ’60 il saldo naturale positivo compensa i flussi migratori verso l’estero; dalla metà degli anni ’70 i due saldi si invertono (quello naturale diventa negativo e quello migratorio positivo) ma continuano a bilanciarsi in media.
Il processo di invecchiamento della popolazione è più marcato che nel resto del Paese, favorito da una speranza di vita elevata e da una bassa fecondità. La struttura produttiva conserva una spiccata vocazione industriale, sviluppata precocemente e tuttora al di sopra del dato dell’Italia; il Pil pro capite supera di circa 3,5 punti la media nazionale. Trieste, il capoluogo, si distingue per la maggiore incidenza dei servizi.

Fino agli inizi degli anni ’70 in Liguria la crescita demografica è più elevata rispetto alla media nazionale, perché sostenuta dalle migrazioni interne; già dal decennio successivo, tuttavia, la popolazione residente inizia a ridursi e l’invecchiamento cresce velocemente; attualmente il declino demografico è attenuato dall’immigrazione dall’estero.

Oggi la struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione terziaria e il tasso di occupazione è superiore alla media, grazie soprattutto alla componente femminile; la crescita economica è più debole di quella nazionale fin dagli anni ‘80, anche se il Pil pro capite resta relativamente elevato.

Genova, il capoluogo, concentra oltre un terzo della popolazione regionale e si caratterizza come polo di servizi.

L’Emilia Romagna è stata per molti decenni una regione di emigrazione per l’estero e verso le aree più ricche del Paese, ma già dal dopoguerra è terra di immigrazione, grazie allo sviluppo industriale. Con un saldo naturale precocemente negativo, la popolazione è cresciuta meno rispetto all’Italia nel suo complesso e negli anni ’80 e primi ‘90 addirittura diminuita. D’altra parte, dal secondo dopoguerra la regione ha esercitato una capacità di attrazione crescente, legata al progresso economico, che nell’ultimo decennio ha consentito di mantenere una dinamica demografica positiva in controtendenza con l’Italia.

La struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione industriale, tardiva ma mantenuta anche negli anni più recenti, e il Pil pro capite è più alto di un quinto rispetto alla media nazionale.

Bologna, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

Dagli anni ’50 la Toscana è una regione con saldi migratori interni positivi; tuttavia la crescita demografica è più lenta rispetto al Paese nel suo complesso, anche per effetto di un saldo naturale che diventa negativo già dalla fine degli anni ’70; il processo di invecchiamento è più marcato.

La struttura produttiva segue un’evoluzione simile rispetto a quella nazionale, caratterizzandosi per l’utilizzo di processi tradizionali sia nell’industria manifatturiera (medio-bassa tecnologia) che nei servizi (minore intensità di conoscenza); il Pil pro capite è leggermente più elevato rispetto al dato nazionale.

Firenze, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

Dagli anni ’50 la dinamica demografica dell’Umbria è rallentata rispetto a quella del Paese nel suo complesso: fino agli anni ’70 il ritardo nella transizione economica dall’agricoltura fa sì che saldi migratori siano negativi e poi sono i saldi naturali a divenire negativi; il processo di invecchiamento risulta essere più marcato. Negli ultimi 50 anni la dinamica della struttura produttiva regionale è allineata con quella nazionale. Il Pil pro capite è attualmente più basso di circa il 13% rispetto alla media italiana. Perugia, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

Fino agli anni ’60 le Marche sono una regione di emigrazione e la crescita demografica è storicamente più lenta rispetto alla media nazionale; anche oggi, nonostante il saldo migratorio positivo, la contrazione della popolazione è relativamente più rapida e il processo di invecchiamento più accentuato, per effetto di una bassa fecondità e della speranza di vita elevata. La struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione industriale, sviluppata tardivamente ma mantenuta attraverso la crisi sistemica del settore; il Pil pro capite oggi è più basso di circa l’8% rispetto alla media nazionale. Ancona, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

La popolazione del Lazio negli ultimi 150 anni è cresciuta molto più rapidamente rispetto a quella italiana nel complesso, beneficiando fino agli anni ’80 di un consistente saldo migratorio interno positivo e, dalla metà degli anni ’90, anche della componente estera. La struttura produttiva è contrassegnata da una forte vocazione nel settore terziario; oggi il Pil regionale non ha ancora recuperato il livello del 2007, precedente la Grande recessione, ma in termini pro capite resta più elevato rispetto alla media nazionale. Il comune di Roma, che ha avuto una crescita demografica particolarmente elevata, da solo rappresenta quasi metà della popolazione regionale e si caratterizza come polo di servizi.

Fino agli anni ’60 l’Abruzzo è una regione di emigrazione, e la crescita demografica è storicamente più lenta rispetto alla media nazionale; anche oggi, nonostante il saldo migratorio positivo, la contrazione della popolazione è più rapida e il processo di invecchiamento più accentuato. La struttura produttiva, riassorbita la forte espansione agricola, dagli anni ’80 presenta una dinamica in linea con quella nazionale; il Pil pro capite oggi è più basso di circa il 14% rispetto alla media Italia. L’Aquila, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

La storia demografica del Molise è caratterizzata da un declino della popolazione di quasi il 20% a confronto col 1861 causato dall’emigrazione e, a partire dagli anni ’90, dal saldo naturale negativo; il processo di invecchiamento è più accentuato rispetto alla media nazionale. Negli ultimi decenni, d’altronde, l’andamento dell’economia e dell’occupazione in Molise è stato decisamente meno favorevole rispetto all’Italia nel suo insieme; a confronto con la media nazionale, la struttura produttiva è caratterizzata da una quota quasi doppia di addetti all’agricoltura e quote leggermente inferiori nell’industria e nei servizi, e il Pil pro capite è più basso di oltre un quarto. Campobasso, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

L’evoluzione demografica della Campania è caratterizzata storicamente da tassi di natalità elevati e, insieme, da ampi deflussi migratori. La riduzione dell’emigrazione e la transizione demografica ritardata rispetto al resto del Paese, negli anni ’80 e ’90 hanno determinato una crescita della popolazione nettamente superiore a quella nazionale. Anche oggi, il processo di invecchiamento è meno pronunciato. La dinamica della struttura produttiva è simile rispetto a quella italiana, ma con una minor presenza dell’industria e, in generale, delle attività intense in conoscenza; il Pil pro capite è più basso di circa un terzo rispetto alla media nazionale. Napoli, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi grazie anche al suo ruolo di snodo commerciale principale del Mezzogiorno.

La crescita demografica in Puglia fino alla fine degli anni ’90 è più veloce rispetto a quella del Paese, nonostante i consistenti flussi migratori in uscita; dagli anni ’10 tuttavia la popolazione va riducendosi a un ritmo superiore che a livello nazionale. La struttura produttiva regionale oggi è orientata alle attività terziarie, dopo essersi storicamente caratterizzata per una forte presenza agricola. Il Pil pro capite è più basso di oltre un terzo rispetto alla media nazionale. Bari, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi.

La popolazione della Basilicata è caratterizzata da una espansione limitata fino agli anni ’60 a cui è seguita una fase di lento declino che l’ha riportata attualmente ad un livello non dissimile a quello del 1861: questa dinamica deriva dai forti deflussi migratori affiancati dalla graduale riduzione del saldo naturale (che diventa negativo alla fine degli anni ‘90); il processo di invecchiamento è recentemente più marcato che nel resto del Paese. La struttura produttiva è contrassegnata dalla netta prevalenza del settore primario fino agli anni ’70, progressivamente sostituito da quello secondario e terziario; il Pil pro capite oggi è di 27 punti percentuali inferiore alla media nazionale. Potenza, il capoluogo, si caratterizza come polo di servizi e presenta tassi di occupazione più elevati del resto del territorio.

La storia demografica della Calabria è segnata dall’emigrazione: nonostante la dinamica naturale più favorevole rispetto all’Italia nel suo insieme, oggi i residenti sono il 10% meno che nel 1951. Lo spopolamento si accompagna a bassi tassi di occupazione e a un andamento sfavorevole dell’economia: il Pil regionale nel 2024 era il 12% sotto il livello del 2007, prima della Grande recessione, e in termini pro capite non arriva al 60% di quello medio nazionale, il valore peggiore nella graduatoria delle regioni. Catanzaro, il capoluogo, si caratterizza, più degli altri comuni del territorio, come polo di servizi.

La demografia della Sicilia riflette la combinazione di una emigrazione netta consistente (che perdura in ambito nazionale) e di una dinamica naturale più sostenuta rispetto all’Italia, che ne ha parzialmente attenuato gli effetti; nel complesso, la popolazione è cresciuta meno che a livello nazionale, ma in misura relativamente contenuta, e tuttora la regione presenta un tasso di invecchiamento minore rispetto al valore medio italiano. La crescita dell’economia tra il 1980 e oggi è stata molto debole (in complesso poco più del 26% contro il 61% a livello nazionale) e il Pil pro capite oggi è più basso di quasi il 37 per cento rispetto alla media nazionale. Anche il divario nei tassi di occupazione è cresciuto, e nell’economia sono relativamente più diffuse le attività con livello tecnologico di conoscenza contenuto. Palermo, il capoluogo, si caratterizza, più che gli altri comuni, come polo di servizi.

In Sardegna dal Secondo dopoguerra la crescita demografica è decisamente più sostenuta che nel resto del Paese, grazie in particolare all’evevato numero di nascite; tuttavia la regione già dagli anni ’90 affronta una fase di declino, particolarmente accentuata negli ultimi anni ed accompagnata da un processo d’invecchiamento più marcato. Storicamente agricola, la struttura produttiva è diventata col tempo più legata alle attività dei servizi, in particolare nel comparto turistico. Il Pil pro capite oggi è più basso del 25% rispetto a quello nazionale. Cagliari, il capoluogo, si caratterizza fortemente come polo di servizi.

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