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Classificazioni

Una classificazione rappresenta lo strumento per organizzare le unità statistiche di una popolazione – o collettivo statistico – in gruppi distinti. La popolazione statistica dei “residenti in Italia al 1 gennaio 2018”, ad esempio, può essere suddivisa secondo la classificazione del “sesso” in maschi e femmine. La popolazione delle “imprese in Lombardia al 31 dicembre 2016” può essere organizzata in base alla “classe di numero di addetti” (fino a 9 addetti, fra 10 e 49, fra 50 e 99, 100 e oltre).

Una classificazione è costituita da una lista di modalità che descrivono il modo in cui un fenomeno, misurato da una variabile, si associa alle unità statistiche della popolazione. Le modalità devono essere fra loro mutuamente esclusive (incompatibili) e contemporaneamente esaustive per ogni unità della popolazione (universali).

Esempi più complessi sono le classificazioni gerarchiche: si configurano come un insieme di classificazioni chiamate livelli e ordinate dal più alto che contiene categorie molto ampie (livello aggregato) al più basso (livello disaggregato). In una classificazione gerarchica è possibile descrivere ogni categoria in un livello unendo le corrispondenti modalità del livello inferiore. In questo modo vengono rappresentati i legami delle modalità per i livelli contigui. Ad esempio, la classificazione “unità amministrative territoriali” è una classificazione gerarchica: regioni e province sono due livelli contigui, ogni regione è costituita dall’insieme delle sue province.

Le classificazioni sono caratterizzate da versioni, che possono modificarsi nel corso del tempo. Ad esempio, la classificazione delle attività economiche attualmente in vigore è stata definita nel 2007 (classificazione Ateco versione 2007) ed ha sostituito la precedente versione definita nel 2002 (classificazione Ateco versione 2002).

Classificazioni adottate dall’Istat

Altre classificazioni internazionali

Ultima modifica: 02 luglio 2018