Centri antiviolenza e case rifugio

I Centri antiviolenza e le Case rifugio costituiscono il fulcro della rete territoriale della presa in carico delle donne vittime di violenza. Si tratta di servizi specializzati che lavorano sulla base di una metodologia dell’accoglienza basata su un approccio di genere e sui principi della Convenzione di Istanbul.

Al fine di garantirne il costante e regolare funzionamento, questi servizi sono destinatari di specifici finanziamenti in forma continuata ai sensi dell’art. 5 bis del d.l. 93/2013 (Artt. 22 e 23 CdI). Alla definizione dei requisiti per tali finanziamenti ha concorso quanto stabilito dall’Intesa del 27 novembre 2014. In futuro è prevista una ridefinizione dei requisiti, che verrà effettuata in seguito all’esito della nuova mappatura che concerne sia i paramenti quantitativi che qualitativi dei servizi stessi.

L’Istat insieme alle regioni e all’associazionismo ha intrapreso le seguenti attività: 1) ha condotto un’indagine sui centri antiviolenza; 2) sta conducendo un’indagine sulle case rifugio; 3) sta progettando un’indagine sulle caratteristiche dell’utenza accolte da questi servizi.

L’Istat ha svolto per la prima volta l’indagine sui servizi offerti dai centri antiviolenza alle donne vittime, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità (DPO) presso la Presidenza del Consiglio, le Regioni e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – IRRPS). L’indagine è stata effettuata nei mesi di giugno – luglio 2018 e sono stati contattati 281 centri antiviolenza rispondenti ai requisiti dell’Intesa del 2014 ed attivi al 31/12/2017. Tra questi 253 hanno completato il questionario, di cui si rilasciano i primi risultati provvisori.

Le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza sono 49.152, di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Sono 115,5 le donne prese in carico in media dai centri a livello nazionale, il valore massimo si riscontra nel Nord-est con 170,9 donne in media ed è minimo al Sud con 47,5 donne. Il 26,9% delle donne è straniero e il 63,7% ha figli, che sono minorenni in più del 70% dei casi.

Sono circa 4.400 le operatrici che nel 2017 hanno lavorato presso i centri antiviolenza, di queste il 56,1% è stato impegnato esclusivamente in forma volontaria. Le figure professionali che sono maggiormente presenti nei centri, coerentemente con i servizi prestati, sono le avvocate, le psicologhe e le operatrici di accoglienza.

All’offerta dei centri antiviolenza rilevati dall’indagine Istat va aggiunta l’offerta di 89 servizi/centri antiviolenza che non rispettano i criteri dell’Intesa ma presenti nell’archivio del servizio di pubblica utilità 1522 e che sono stati invece contattati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – IRRPS).

Le donne che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza presso questi servizi/centri sono 3.755 nel complesso; di queste, le straniere sono 958 (pari al 25,5% del totale) e le madri con figli minori 2.224 (pari al 59%).

Le operatrici e gli operatori impegnati in questi servizi/centri antiviolenza ammontano a 1.024 unità; la maggior parte è costituita da volontarie/i (68%).