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Tempi di lavoro e disuguaglianze di genere in Italia
Più lavoro retribuito per le donne. Ancora ampio il divario di genere nel lavoro familiare
Nel 2023, si riduce il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare non retribuito rispetto a vent’anni prima (-37 minuti al giorno; -12,4% rispetto al 2003).
Tra le occupate aumenta il tempo destinato al lavoro retribuito (+1 ora e 33 minuti alla settimana rispetto al 2003).
Nel confronto europeo, l’Italia presenta il divario di genere più ampio sia nel tempo di lavoro familiare non retribuito sia nel tempo di lavoro retribuito.
Il riequilibrio dei carichi familiari tra uomini e donne procede molto lentamente: il divario nel tempo dedicato al lavoro familiare si è ridotto da 3 ore e 22 minuti al giorno nel 2003 a 2 ore e 27 minuti nel 2023.
Tra gli occupati in coppia di 25-64 anni, le donne dedicano 2 ore e 22 minuti al giorno in più degli uomini al lavoro domestico e di cura. Il divario è particolarmente elevato in presenza di figli e nel Mezzogiorno.
Circa due ore e mezzo di differenza tra uomini e donne nel lavoro familiare
Nel complesso della popolazione di 15 anni e più, il divario di genere rispetto al lavoro familiare non retribuito giornaliero si è ridotto di circa 55 minuti in vent’anni, da 3 ore e 22 minuti nel 2003 a 2 ore e 27 minuti nel 2023. Si tratta di un progresso reale (-27,2% in vent’anni), che tuttavia lascia alle donne un carico di lavoro che è ancora ben oltre il doppio di quello degli uomini (4 ore e 21 minuti contro 1 ora e 54 minuti). La riduzione del divario di genere è avvenuta principalmente per effetto della contrazione del tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare, associata alla maggiore partecipazione delle donne al lavoro retribuito e favorita dalla diffusione di tecnologie ed elettrodomestici (Istat, 2026). Tuttavia, la diversa partecipazione al lavoro retribuito non spiega da sola il divario di genere: anche nelle coppie in cui entrambi i partner sono occupati, le donne svolgono ancora il 68,9% del lavoro familiare complessivo.
Il lavoro familiare non retribuito presenta un profilo per età simile tra uomini e donne, ma con intensità molto diverse: il tempo dedicato aumenta dall’infanzia all’età adulta e si riduce nelle classi più anziane. Le differenze di genere, visibili già tra bambini e ragazzi (10 minuti nel 2023), si ampliano progressivamente con l’età e raggiungono i valori più elevati nelle età centrali, in cui si concentrano insieme i carichi di cura dei figli, la gestione della casa e la partecipazione al mercato del lavoro. Nel 2023, nella classe 45-64 anni, le donne dedicano al lavoro familiare quasi 3 ore in più degli uomini (2 ore e 55 minuti). Nella fascia 25-44 anni il divario è poco inferiore (2 ore e 49 minuti). In questa fase della vita, il tempo dedicato al lavoro familiare dalle donne supera le 4 ore giornaliere, mentre quello degli uomini si attesta intorno all’ora e mezza.
Nel corso di vent’anni il divario si è ridotto in tutte le classi di età. In età adulta questa riduzione è avvenuta principalmente per effetto della contrazione dei tempi femminili: le donne di 25-44 anni dedicano al lavoro familiare circa 50 minuti in meno rispetto al 2003, quelle di 45-64 anni circa 70 minuti in meno. I tempi dedicati al lavoro familiare dagli uomini nelle stesse classi di età sono invece rimasti sostanzialmente stabili, con una lieve crescita tra il 2003 e il 2013 e una sostanziale stabilizzazione nel decennio successivo. Un andamento, questo, in parte riconducibile alla crisi occupazionale del periodo 2008-2014, che aveva comportato una temporanea riduzione del tempo di lavoro retribuito per gli uomini, aumentando la loro disponibilità di tempo da dedicare al lavoro domestico.
Nelle classi di età più anziane il meccanismo di riduzione del divario è in parte diverso. Tra i 65-74enni il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare resta quasi invariato nel corso degli anni (da 5 ore 51 minuti a 5 ore 40 minuti), mentre quello degli uomini aumenta significativamente (da 2 ore 45 minuti a 3 ore 8 minuti): è quindi l’aumento del contributo maschile, favorito dall’uscita dal mercato del lavoro, a determinare il riavvicinamento. Tra gli over 75enni, invece, i tempi femminili aumentano (da 3 ore 51 minuti a 4 ore 11 minuti), così come quelli maschili (da 2 ore 6 minuti a 2 ore 36 minuti), cosicché il divario di genere rimane sostanzialmente stabile. Il crescente carico di lavoro familiare in questa fase della vita riflette anche l’intensificarsi delle attività di cura reciproca tra partner anziani, in una popolazione che invecchia e sopravvive più a lungo, ma in un contesto in cui le condizioni di salute migliorano progressivamente, in maniera tale da rendere gli anziani maggiormente autosufficienti.
Occupazione e lavoro familiare femminili: Italia distante dai Paesi nordici
Tra i 12 Paesi europei che negli ultimi anni hanno condotto l’Indagine uso del tempo, l’Italia si distingue per una doppia asimmetria di genere che non ha eguali.
La prima riguarda il lavoro retribuito: con il tasso di occupazione femminile tra i 15 e 64 anni del 52,5%, nel 2023 l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione europea, con una differenza di oltre 13 punti percentuali rispetto alla media (65,7%) e con un divario di genere tra i più ampi (-17,9 punti percentuali rispetto agli uomini). Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni (+6,3 punti percentuali rispetto al 2013), comunque più contenuti rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, i livelli occupazionali delle donne rimangono significativamente inferiori a quelli degli uomini (Fonte Eurostat, Labor Force Survey). Coerentemente con i ridotti tassi di occupazione femminili, le donne di 15 anni e più in un giorno medio settimanale dedicano al lavoro retribuito 1 ora e 48 minuti, il valore più basso tra i Paesi osservati; l’Italia mostra, inoltre, il divario di genere più ampio nel lavoro retribuito: gli uomini vi dedicano 1 ora e 40 minuti in più delle donne, davanti alla Serbia (1 ora e 25 minuti).
La seconda asimmetria riguarda il lavoro familiare femminile (donne di 15 anni e più, esclusi gli aiuti ai familiari non conviventi), con il valore più alto tra i Paesi osservati: 4 ore e 15 minuti al giorno. Il risultato è un divario di genere nel lavoro familiare di 2 ore e 26 minuti, quasi il triplo di quello registrato nei Paesi nordici: in Norvegia e Finlandia la differenza tra uomini e donne si ferma rispettivamente a 49 e 50 minuti.
Nei Paesi con i divari di genere più contenuti nel lavoro familiare, oltre alle già citate Norvegia e Finlandia, ci sono anche Paesi Bassi (58 minuti), Germania ed Estonia (1 ora e 8 minuti). In questi Paesi la minore asimmetria nel lavoro familiare si accompagna generalmente a una maggiore presenza femminile nel lavoro retribuito: le donne lavorano più ore fuori casa e meno in casa. Il riequilibrio dei carichi familiari, tuttavia, non passa necessariamente da un maggiore impegno femminile nel lavoro retribuito: in Germania, ad esempio, le donne dedicano mediamente al lavoro retribuito 1 ora e 59 minuti al giorno, non molto di più delle italiane (1 ora e 48 minuti), mentre gli uomini dedicano al lavoro familiare 2 ore e 10 minuti, contro 1 ora e 49 minuti degli uomini italiani: il minor divario si spiega quindi soprattutto con il maggiore contributo maschile, non con un aumento sostanziale delle ore di lavoro retribuito femminile.
Guardando al lavoro totale (retribuito e familiare), il divario più ampio si osserva in Bulgaria, dove le donne lavorano complessivamente 1 ora e 13 minuti in più degli uomini, a fronte dei 46 minuti registrati in Italia. In Italia, invece, le due asimmetrie si sommano e si rinforzano, presentandosi insieme ai massimi livelli: le donne fanno molto più lavoro familiare degli uomini e molto meno lavoro retribuito, vedendosi contemporaneamente penalizzate in termini di autonomia economica e condivisione dei carichi domestici.