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La povertà educativa

L’approccio di misurazione

I lavori della Commissione sono stati guidati da un approccio multidimensionale incentrato sull’accezione più ampia della parola “educazione”, allargando lo sguardo a una pluralità di aspetti che vanno oltre il mancato raggiungimento di obiettivi di istruzione scolastica, come invece avviene per la misura della educational poverty di impronta anglosassone.

Un livello adeguato/minimo di inclusione sociale nei diversi ambiti della vita richiede, infatti, insieme a conoscenze, abilità e saperi disciplinari (istruzione), capacità di relazionarsi con l’altro e la società (educazione), come pure comportamenti, abitudini e atteggiamenti rivolti verso obiettivi socialmente condivisi (formazione).

Nonostante il tema sia rilevante per ogni età della vita, la Commissione ha dedicato la sua attenzione alle fasi dell’infanzia e dell’adolescenza (0-19 anni), nelle quali gli individui costruiscono gran parte del proprio capitale umano e sociale.

La definizione

La Commissione ha definito la povertà educativa un fenomeno multidimensionale complesso – frutto del contesto familiare e sociale in cui i bambini e ragazzi vivono – distinguendola in povertà di risorse e povertà di esiti:

  • povertà di risorse: condizione che deriva da una carenza di risorse educative e culturali della comunità di riferimento intesa in senso lato (famiglia, scuola, luoghi di apprendimento e aggregazione, luoghi di vita) o da una limitazione nelle opportunità di fare esperienze utili alla crescita personale che tali risorse offrono;
  • povertà di esiti: non avere acquisito le competenze personali e sociali e quelle cognitive necessarie per la crescita e lo sviluppo delle relazioni con gli altri, per coltivare i propri talenti e realizzare le proprie aspirazioni, e a livello collettivo, per sentirsi parte di una comunità, per esercitare con consapevolezza il diritto di cittadinanza attiva e per contribuire positivamente al benessere del Paese.

Sono considerati a rischio di povertà educativa i bambini e i ragazzi che crescono in contesti deprivati dal punto di vista delle risorse e delle opportunità educative e culturali.

Sono considerati in condizioni di povertà educativa bambini e i ragazzi che, con specifico riferimento alla propria fascia di età e agli esiti conseguiti, non hanno raggiunto il livello di istruzione e competenze necessario per evitare forme di esclusione sociale nei diversi ambiti della vita.

Con questa definizione la Commissione distingue tra la condizione di povertà educativa che si manifesta a livello individuale in termini di esiti e il rischio di povertà educativa legato alla carenza di risorse e di opportunità che può contribuire (da qui il termine rischio) a creare contesti sociali e territoriali o situazioni individuali in cui il diritto al pieno sviluppo può essere compromesso.

Il quadro concettuale

Alla luce della definizione adottata, la Commissione ha sviluppato un quadro concettuale articolato in due domini: Risorse ed Esiti, a loro volta articolati in 5 dimensioni e 14 sottodimensioni.

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