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Statistiche sperimentali

In linea con il percorso intrapreso da Eurostat e da altri istituti di statistica, l’Istat sperimenta l’utilizzo di nuove fonti e l’applicazione di metodi innovativi nella produzione di dati.

Le statistiche prodotte sono definite sperimentali in quanto non rispettano pienamente i criteri necessari all’introduzione stabile di nuove metodologie, alla loro traduzione in soluzioni tecnologiche e organizzative, all’accertamento del rispetto dei requisiti di qualità e delle regole di armonizzazione.

Ma il loro potenziale è elevatissimo. Perché colmano lacune conoscitive in maniera tempestiva; perché danno impulso allo sviluppo di nuove analisi e nuovi indicatori; perché garantiscono un valido sostegno conoscitivo alle policy.

I risultati delle sperimentazioni sono offerte alla fruizione e alla valutazione degli utenti.

Per agevolarne il reperimento, le statistiche sperimentali sono organizzate in quattro differenti tipologie:

  1. Classificazioni non standard ottenute a partire dalle tassonomie ufficiali utilizzate correntemente dall’Istat, oppure proposte sperimentalmente nell’ambito di attività di analisi e ricerca attraverso elaborazioni condotte su microdati.
  2. Nuovi indicatori prodotti sulla base dell’integrazione di una pluralità di fonti, ufficiali e non ufficiali, l’enfasi è posta sui fenomeni allo studio e non sulle fonti statistiche intese a descriverli.
  3. Analisi e quadri interpretativi di fenomeni complessi ottenuti attraverso l’integrazione di fonti ufficiali.
  4. Risultati di Sperimentazioni su Big Data, caratterizzate per loro natura dall’utilizzo di fonti non ufficiali.

L’intera produzione di statistiche sperimentali è disponibile anche in ordine cronologico.