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Attività fisica, alimentazione, prevenzione: come si comportano i cittadini europei

Forse non tutti sanno che esiste un’indagine statistica che i paesi dell’Unione europea conducono presso i propri cittadini sui comportamenti legati alla salute e alla sua tutela: dalla frequenza degli screening tumorali agli stili di vita (attività fisica, alimentazione, fumo, ecc.). Si chiama EHIS, acronimo che sta a significare European Health Interview Survey, vale a dire “Indagine europea sulla salute condotta tramite intervista”. Il tutto secondo definizioni e modalità condivise tra i paesi  – coordinati da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue – così da garantire dati confrontabili.

E in effetti se ne deducono confronti interessanti. Ad esempio nell’edizione più recente, quella i cui i dati sono riferiti al 2019, scopriamo che tra gli svedesi si registra in assoluto la quota più bassa di fumatori, che gli italiani adulti sono meno obesi ma fanno poca attività fisica, che i belgi sono i più forti consumatori di bevande analcoliche zuccherate, ma più degli altri consumano frutta e verdura quotidianamente, che i finlandesi e gli scandinavi in generale surclassano gli altri europei per livelli di attività fisica adeguati alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). E sull’eccesso di peso, nei giovani fra i 18 e i 24 anni il primato negativo ce l‘hanno i ragazzi maltesi e le ragazze irlandesi.

Insomma, una fonte davvero preziosa per capire differenze e analogie nelle abitudini di noi europei e per descrivere, nel caso di alcuni comportamenti, quanto sia accentuata  l’eterogeneità. Alle ricercatrici Istat che si occupano di EHIS – Lidia Gargiulo, Alessandra Burgio e Laura Iannucci – la redazione di Dati alla mano ha chiesto alcuni approfondimenti.

Anzitutto parliamo di prevenzione: in Italia le donne fra i 50 e i 69 anni che non hanno mai fatto una mammografia sono poco più del 5%, praticamente la metà rispetto alle coetanee europee (Ue-27).  Sembra una buona notizia.

Sicuramente, ma si può fare ancora meglio. Anche perché da noi esistono forti differenze fra il Nord e il Mezzogiorno che ha attivato con un certo ritardo i programmi di screening pubblici. Se le regioni nel Nord in questa fascia d’età hanno percentuali di screening mammografico – secondo la cadenza raccomandata – simili a quelle della Danimarca, nel Sud e nelle Isole superiamo di poco quelle dei paesi dell’Est che, in Europa, sono più indietro rispetto ai temi della prevenzione. Anche la media europea è la sintesi di una forte eterogeneità tra i paesi membri, basti pensare che in paesi come la Svezia le donne che hanno fatto uno screening mammografico secondo cadenza ed età raccomandate sono il 95% e in Romania siamo solo al 9,2%.

 Come già detto, rispetto all’obesità e al sovrappeso gli italiani adulti si collocano bene in generale. Tuttavia, non sembrano rassicuranti i livelli di eccesso di peso dei bambini e la scarsa attitudine di tutti gli italiani all’attività fisica e questo, lo sappiamo, rappresenta una minaccia per la salute. Possiamo fare di più? 

A fronte dei vantaggi della dieta mediterranea, la nostra abitudine all’attività fisica è molto poco salutare: nel 2019, soltanto il 19% delle persone di almeno 18 anni ha svolto attività fisica aerobica per almeno 150 minuti a settimana, come viene raccomandato dall’Oms. È una quota molto inferiore rispetto alla media europea (32,7%) e lontanissima dai livelli massimi raggiunti dalla Finlandia, pari al 71,7%. In Italia, poco più di un adulto su 10 ha svolto nel 2019 attività di potenziamento muscolare almeno due volte a settimana e solo l’8,1% si è cimentato in entrambe le attività. Tra i bambini e gli adolescenti le quote sono ancora più basse: il 13,9% ha svolto attività fisica aerobica almeno un’ora al giorno, il 9,5% ha fatto esercizi di potenziamento muscolare almeno tre volte a settimana e soltanto il 3,8% ha svolto entrambe le attività. Occorre promuovere l’attività fisica a tutte le età, ma soprattutto per i minori e per i giovani deve diventare un must, perché significa tutelare meglio la salute delle future generazioni: i sedentari precoci e in eccesso di peso rischiano di più e più precocemente di incorrere in danni alla salute.  Non consola in nessun modo il fatto che il fenomeno del sovrappeso in età evolutiva accomuni l’Italia ad altri paesi dell’area mediterranea.

 Per quanto riguarda la depressione, i Paesi mediterranei sembrano esserne maggiormente esenti. Lo dobbiamo al clima?

Anzitutto una premessa: l’indagine EHIS ha fotografato la situazione prima dello shock pandemico, e il Covid-19 ha avuto senza dubbio  un  impatto sullo stato ansioso-depressivo, anche per l’isolamento forzato. Secondo i dati del 2019, rispetto alla media dei paesi europei in Italia i disturbi depressivi sono molto meno diffusi, con una percentuale, riferita a tutte le persone di almeno 15 anni, pari al 4,2% mentre nella media dei paesi Ue siamo al 7%.  Ancora più eclatante il vantaggio per la fascia d’età 15-64 anni:  la percentuale si dimezza rispetto a quella media europea: 3% contro il 6,4%. Meglio di noi comunque si posizionano Cipro e Grecia, mentre in coda alla graduatoria si trovano Francia e Svezia con percentuali a due cifre. Nel confronto con i grandi paesi europei l’Italia e la Spagna presentano basse prevalenze, mentre quelle di Germania e Francia sono di molto superiori alla media Ue. Del resto questi dati confermano anche altri indicatori più consolidati come il tasso di suicidio, che per l’Italia ha valori molto contenuti rispetto agli altri paesi europei. Non siamo in grado di sostenere quanto il clima possa spiegare queste differenze, è uno degli aspetti oggetto di studio di altre tipologie di ricerca, certamente ciò che possiamo evidenziare è che esistono alcuni gruppi di paesi, come quelli mediterranei, in cui il fenomeno della depressione è più contenuto rispetto ai paesi del Nord Europa. Ma è pensabile che oltre al fattore clima, e quindi alle ore di luce quotidiana, possano contribuire altri fattori di tipo socio-culturale legati al contesto sociale e relazionale.

Meno positiva, invece, sembra la posizione dell’Italia rispetto alle persone che vivono con limitazioni nelle attività quotidiane, soprattutto per quanto riguarda la popolazione femminile, visto che più del 36% delle donne di almeno 65 anni presenta limitazioni gravi. Come mai?

Occorre premettere che quella italiana è una popolazione tra le più longeve e in particolare con una quota di over80 superiore al resto dei paesi europei (7,4% contro il 5,9% della media Ue), prevalentemente si tratta di donne. Infatti, è per la componente femminile che, in fatto di limitazioni,  si  rilevano almeno quattro punti percentuali in più; per gli uomini il dato si allinea a quello europeo (19,2% vs 19,3% del dato Ue-27). Se invece focalizziamo il confronto tra gli anziani di 65-74 anni il dato dell’Italia è nettamente inferiore a quello della media europea: 12,4% per le donne e 8,8% per gli uomini, contro rispettivamente il 15,1% e l’11,9% della media Ue-27. Si tratta comunque di quote molto simili a paesi come il nostro, ad esempio la Spagna.

 L’appuntamento della prossima indagine EHIS è per il 2025, augurandoci che i nostri stili di vita siano sempre più orientati alla salute.

Per saperne di più:

Leggi il Report sulle condizioni di salute degli anziani in Italia

Leggi il Report sulla prevenzione in Italia e in Europa

Vedi le tavole statistiche relative all’indagine EHIS

 

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