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Efficienza del sistema giustizia: analisi dei flussi dei procedimenti

L’Istat pubblica per la prima volta un report dedicato all’analisi del movimento dei procedimenti giudiziari sia in ambito civile sia penale, facendo riferimento agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nel contesto dell’efficienza del sistema della giustizia.

Giustizia, raggiunto uno degli obiettivi Pnrr

Uno degli obiettivi Pnrr è la riduzione del tempo impiegato per definire un procedimento avente come oggetto le sole materie civili del contenzioso. Nel 2025 sono necessari mediamente 1.789 giorni per concludere un procedimento che passi per tutti i gradi di giudizio (2.512 nel 2019). I tempi sono stati ridotti soprattutto in Cassazione. Aumenta anche la capacità definitoria, con un rapporto tra il numero di procedimenti definiti e quelli iscritti in ambito civile contenzioso pari a 1,09. Più elevata in Cassazione (1,30) e in Corte di appello (1,17), meno in Tribunale (1,07).

Nel 2025, in ambito penale, servono mediamente 958 giorni per definire un procedimento che passi per tutti i gradi di giudizio, erano 1.392 nel 2019. Anche nel penale aumenta il numero di procedimenti definiti rispetto a quelli iscritti, soprattutto in Corte di appello (1,38).

Diminuiscono le prescrizioni in Corte di appello pur mantenendosi elevate (circa 19,4%; erano il 25,8% nel 2019).

Calano i tempi medi di definizione in ambito civile e in ambito penale tra il 2019 e il 2025

L’obiettivo del Disposition Time perseguito nell’ambito del contenzioso civile stabilisce che un procedimento che passi per tutti i gradi possibili (Tribunale, Corte di appello e Corte di Cassazione) duri meno di 1.507 giorni, con un calo quindi del 40% rispetto ai 2.512 giorni necessari, in media, nel 2019.

Con 1.789 giorni al 31 dicembre 2025 (-28,8% rispetto al 2019) tale obiettivo non è stato ancora raggiunto, ma è apprezzabile una significativa riduzione, soprattutto in Cassazione (-33,8%, da 1.302 a 863 giorni). La riduzione minore caratterizza i Tribunali (-21,8%, 435 giorni nel 2025*); per le Corti di appello la riduzione del DT è pari a -24,8% (492 giorni nel 2025).

Considerando la variazione percentuale del DT del contenzioso civile negli anni, la decrescita appare notevole tra il 2024 e il 2025 (-10,9%) e fa ipotizzare un ulteriore miglioramento per il 2026.

In ambito penale l’obiettivo Pnrr prevede una diminuzione complessiva dei tempi di giudizio a 1.044 giorni (-25%) rispetto ai 1.392 del 2019 (valore comunicato alla Commissione europea) per espletare tutti i possibili gradi di giudizio. Il target al 31 dicembre 2025 è stato raggiunto con un tempo di definizione medio (Disposition time penale, vedi Glossario) pari a 958 giorni (-31,2% rispetto al 2019).

Costantemente in aumento le definizioni dei procedimenti civili in Tribunale

Un altro indicatore di performance del sistema giudiziario è l’indice di ricambio (Clearance Rate, CR) che si ottiene rapportando il numero di procedimenti definiti (conclusi) su quelli iscritti (iniziati). Indica se si stanno smaltendo più o meno casi rispetto a quanti ne vengono proposti. Valori superiori a 1 indicano che sono stati definiti più procedimenti di quanti ne siano stati iscritti, con una conseguente riduzione dell’arretrato (le pendenze); al contrario, un aumento delle pendenze si verifica quando il numero dei definiti è minore del numero dei procedimenti iscritti, con valori dell’indicatore al di sotto dell’unità.

Analizzando i dati del movimento del contenzioso civile nel periodo 2019-2025 emergono tendenze significative sulla capacità di smaltimento del sistema nei tre gradi di giudizio, in quanto il Clearance Rate, rapporto tra definizioni e iscrizioni, mostra un sistema “in attivo”.

Pur subendo gli effetti delle importanti difficoltà organizzative legate alla pandemia da Covid-19, negli ultimi anni si è riusciti a concludere più procedimenti di quanti non ne siano subentrati. In Tribunale il massimo si è avuto nel 2021 (CR=1,14), in Corte di appello nel 2022 (1,23) e in Cassazione dopo un avvio in calo, il picco si è raggiunto nel 2023 (1,41). Conseguentemente i procedimenti pendenti tra il 2019 e il 2025, sono diminuiti in maniera consistente per tutti i gradi di giudizio, come visibile nella Figura 1.

Sicuramente sono intervenute modifiche legislative e organizzative negli anni più recenti che hanno agevolato questa evoluzione, come una maggiore attribuzione di competenze al giudice di pace, la spinta verso le risoluzioni alternative ai contenziosi giudiziari, la creazione degli Uffici del Processo con l’apporto di nuovo personale, gli addetti agli Uffici del Processo.

Va notato inoltre che l’aumento delle definizioni in primo grado (Tribunale) non si riflette in un analogo aumento delle iscrizioni nel secondo grado (Corte di appello), similmente a quanto risulta nel passaggio dal secondo (Appello) al terzo grado (Cassazione). Infatti, considerando il rapporto tra le iscrizioni nell’anno successivo (anno T+1) del grado successivo sui definiti dell’anno T del grado precedente, si nota come questo non sia particolarmente elevato. Sono pari a meno del 10% le definizioni in Tribunale che diventano successivamente iscrizioni in Corte di appello e del 25% le definizioni in Corte di appello che diventano iscrizioni in Cassazione. Percentuali queste stabili nel tempo con l’unica eccezione del 2021, che ha assorbito il rallentamento causato dalla crisi pandemica, a seguito della quale nel 2020 erano state pressoché fermate le attività giudiziarie. Si può pertanto ritenere in massima parte esaurito l’impatto che il mutamento dei comportamenti sociali dovuto alla pandemia da Covid-19 ha avuto sull’ammontare e sulla dinamica delle cause civili.

In Tribunale più frequenti i procedimenti iscritti per contenziosi sul lavoro

Nel 2025 la percentuale più alta di iscrizioni del contenzioso civile in Tribunale è da riferirsi ai procedimenti in materia di lavoro (25,7%), seguiti da Accertamenti Tecnico Preventivi (ATP) in materia di previdenza (22,7%), contratti (9,3%), procedimenti per previdenza (8,8%), protezione internazionale (8,7%), separazioni e divorzi (3,8%); seguono i diritti della cittadinanza, le responsabilità extracontrattuali, e i procedimenti per materia famiglia, (tutti presenti nel 2,8% delle iscrizioni), i ricorsi per liquidazione giudiziale (ex istanze di fallimento) pari al 2%, i diritti reali (1,9%), la locazione e convalida di sfratto (1,8%), le successioni (0,7%).

A queste si aggiungono altre materie, che costituiscono il 6,2% delle iscrizioni al 2025. Nella voce “altre materie” ricadono anche la materia agraria, il diritto societario e industriale e i diritti dello stato della persona e della personalità.

Negli ultimi anni sono cresciute le iscrizioni dei procedimenti in materia di lavoro, ATP in materia di previdenza, protezione internazionale e famiglia, a fronte di una diminuzione dei contratti, delle separazioni e dei divorzi (questi ultimi anche per effetto delle riforme legislative) e delle liquidazioni giudiziali. I procedimenti per i diritti della cittadinanza hanno avuto invece un picco nel 2024.

Nel 2025 i procedimenti contenziosi pendenti dei Tribunali riguardano i contratti per il 17,4% e il lavoro per il 13,7%, la protezione internazionale (11,4%), la previdenza (10%) e gli ATP in materia di previdenza (9,9%), seguono le responsabilità extracontrattuali (6,8%) e i diritti della cittadinanza (6%), le separazioni e divorzi (4,6%), i diritti reali (4,1%).

L’analisi del Clearance Rate mostra un aumento per molte materie nel 2025 rispetto al 2019 (Figura 2), fatta eccezione per la materia famiglia (in questo caso sono state tante le modifiche legislative che hanno comportato non poche difficoltà organizzative) e lavoro, seguite dalle successioni. Inoltre, vi sono delle materie per cui l’indice di smaltimento del 2025 si sovrappone a quello del 2019.

I Clearance Rate più bassi riguardano la protezione internazionale (0,49 il rapporto tra definiti e iscritti), la famiglia (0,71) e i diritti della cittadinanza (0,76); al contrario hanno un indice di smaltimento elevato le responsabilità extracontrattuali (1,46), gli ATP in materia di previdenza (1,32), i diritti reali (1,25) e i contratti (1,23).

Per il Disposition Time è la materia diritti della cittadinanza a richiedere più giorni (1.304) nel 2025, così come i procedimenti in tema di protezione internazionale (1.224). All’opposto hanno DT più brevi le liquidazioni giudiziali (117), gli ATP in materia di previdenza (154 giorni) e i procedimenti sul lavoro (256). Le minori durate possono essere attribuite a diversi fattori, gli ATP ad esempio sono caratterizzati da una fase procedimentale preliminare che contribuisce a una maggiore rapidità nella definizione della controversia. Si tratta generalmente di procedimenti caratterizzati da minore complessità istruttoria e da una programmazione ravvicinata delle attività processuali. Analogamente, nelle liquidazioni giudiziali operano figure professionali specializzate e la procedura è scandita da scadenze e adempimenti specifici che ne favoriscono una gestione relativamente celere.

I procedimenti in materia di lavoro presentano invece durate inferiori anche in ragione delle caratteristiche del rito e dell’esigenza di assicurare una tutela tempestiva dei diritti delle persone coinvolte. Resta comunque una significativa variabilità tra uffici giudiziari, influenzata anche dal carico di lavoro e dall’organizzazione dei Tribunali.

Le differenze nello smaltimento e nella tempistica si riflettono sul grado di efficienza dei Tribunali in funzione del peso delle diverse materie loro affidate. In particolare, i Tribunali che trattano più di frequente la protezione internazionale, i diritti di cittadinanza e la famiglia, a causa dell’aumento notevole di iscrizioni degli ultimi anni, sono quelli tendenzialmente più in affanno rispetto al raggiungimento degli obiettivi Pnrr, sebbene sicuramente anche la copertura dell’organico rimanga un tema rilevante.

In Corte di appello soprattutto iscrizioni per equa-riparazione

Le materie più di frequente iscritte nel 2025 in Corte di appello sono quelle attinenti l’equa-riparazione (21,8%), cioè la richiesta di risarcimento per l’eccessiva durata di un processo, i contratti (18,9%), il lavoro (14,0%), la previdenza (10,7%), la responsabilità extracontrattuale (6,5%), i diritti reali (4,0%), la protezione internazionale (3,9%), le successioni (1,2%) e i diritti della cittadinanza (0,5%). A queste si aggiungono un 18,5% di procedimenti per altre materie.

Nel 2025, in seguito alle nuove competenze attribuite in materia di protezione internazionale, vi è stato un picco importante di procedimenti che ha raggiunto 3.520 casi contro i 64 del 2024.

Considerando le pendenze, sono soprattutto i contratti (33,6%) a pesare sul lavoro delle Corti. A parte la voce “altre materie”, che raduna diverse fattispecie e pesa per il 21,9%, risaltano i procedimenti per lavoro (12,0%), previdenza (10,8%), responsabilità extracontrattuale (10,4%), diritti reali (6,5%), equa riparazione (2,5%), successioni (1,9) e da ultime i diritti della cittadinanza e la protezione internazionale rispettivamente con lo 0,3% e lo 0,1%.

Tra il 2019 e il 2025 si sono ridotti i Disposition Time per tutte le materie (Figura 3), tranne che per i diritti della cittadinanza. I tempi più elevati sono gli 836 giorni medi delle successioni, i 797 dei procedimenti per diritti di cittadinanza, i 789 delle responsabilità contrattuali, i 753 dei diritti reali e i 744 dei contratti.

I Clearance Rate tra il 2019 e il 2025 per materia sono migliorati solo per quanto attiene l’equa-riparazione con vecchio rito e i contratti. Notevole il peggioramento della situazione dei procedimenti per protezione internazionale e diritti di cittadinanza, legati anche a importanti fluttuazioni dei procedimenti iscritti e definiti per queste materie negli ultimi anni in Corte di appello.

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