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Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo
Storie di dati – Le trasformazioni dell’Italia
Indice
- I libri e la lettura
- I luoghi della cultura: i musei e le aree archeologiche
- Il cinema e il teatro
- La radio, la televisione e i nuovi media
- La pratica sportiva
- Dati e approfondimenti
I libri e la lettura
Uno degli indicatori della vivacità e maturità della produzione culturale italiana è il numero delle opere librarie pubblicate: tra il 1926 e il 2024 è aumentato di oltre 13 volte, da circa 6.300 a oltre 83 mila (Figura 1).
L’evoluzione riflette in una prima fase la crescita complessiva dei lettori e, più recentemente, la diffusione delle tecnologie digitali, che ha reso economicamente accessibile la pubblicazione per tirature ridotte, e ampliato in modo significativo l’offerta di libri rispetto ai lettori1. Negli ultimi anni è cresciuto l’uso di formati digitali e audio: nel 2025, gli e-book rappresentano l’11,1% del totale, e gli audiolibri il 2,5%. Ciononostante, circa 7 lettori su 10 scelgono ancora il libro cartaceo come modalità esclusiva di lettura.
La diffusione della lettura negli ultimi sessant’anni offre indicazioni contrastanti. Tra il 1965 e il 2010, anche grazie all’innalzamento del livello di istruzione della popolazione, la quota di persone di 11 anni e più che aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno è cresciuta dal 16,6 al 46,5%, diminuendo in seguito fino a stabilizzarsi intorno al 40%, con una differenza di genere di oltre 11 punti percentuali avantaggio delle donne (Figura 2). Inoltre, nel 2025 si osserva un divario di 16 punti percentuali tra Centro-Nord e Mezzogiorno e di oltre 50 punti tra persone con alta e bassa i istruzione2. La lettura è più diffusa tra i giovani: tra i ragazzi di 11 e 14 anni la quota di lettori arriva al 58,2%, mentre nelle età più adulte scende notevolmente. Nel 2022, i lettori di 16 anni e più erano appena il 35%, collocando l’Italia in terz’ultima posizione tra i paesi dell’Unione europea; tale quota era di circa 20 punti al di sotto di quella della Spagna e di 26 rispetto alla Francia, senza considerare i paesi Nordici, dove i lettori raggiungono il 70% della popolazione adulta e non si osservano le differenze inter-generazionali che, invece, contraddistinguono i paesi con bassi livelli di lettura (Figura 3).
I luoghi della cultura: i musei e le aree archeologiche
A differenza della lettura, esperienze culturali come le visite a musei e aree archeologiche sono un fenomeno in forte crescita, anche grazie alla capacità di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del nostro Paese.
Tra il 1929 e il 2024, in Italia, il numero di musei e istituti simili statali è cresciuto da 110 a 453, con uno sviluppo importante a partire dagli anni Ottanta del Novecento (Figura 4). All’aumento dell’offerta culturale è corrisposto un incremento ancora più importante del numero di visitatori dei musei, passati da 2,8 fino a quasi 61 milioni, con una crescita di oltre 20 milioni negli ultimi 10 anni, che va oltre il recupero del crollo delle presenze nel 2020-2021 (Figura 5).
La crescita dei visitatori beneficia della forte presenza straniera, che nel 2022 (anno più recente disponibile) è stimata pari al 51,5% del totale3, ma riguarda anche gli italiani: negli ultimi trent’anni i fruitori di musei, mostre, siti archeologici e monumenti sono cresciuti da poco più di un quinto a circa un terzo della popolazione residente di 6 anni e più4.
Il cinema e il teatro
Cinema e teatro, diversi per linguaggio e pubblico, riflettono nel tempo l’evoluzione del costume e le trasformazioni sociali, tecnologiche dei consumi culturali.
Tra il 1936 e gli anni ’50 il cinema presenta livelli di fruizione crescenti e molto elevati (da 6 mila fino a oltre 16 mila biglietti venduti per 1.000 abitanti), mentre il teatro arretra da circa 490 a poco più di 300 biglietti per 1000 abitanti. Dagli anni ’60, con l’arrivo della TV, il cinema inizia a perdere centralità; a partire dagli anni ’80 il calo è rafforzato dalla diffusione dell’home video e, più recentemente, dallo streaming, mentre il teatro e gli spettacoli dal vivo hanno una lenta ripresa. Dopo il crollo del 2020-21, nel 2024 questi superano gli 800 biglietti per 1000 abitanti (Figura 6, sinistra), mentre il cinema recupera solo parzialmente, con 1.200–1.300 biglietti per 1000 abitanti (Figura 6, destra), a fronte di una fruizione cambiata strutturalmente a favore della visione domestica e on demand.
CCiononostante, andare al cinema almeno una volta l’anno resta la forma di fruizione culturale fuori casa più diffusa tra la popolazione di 6 anni e più. Tra il 1993 e il 2025, con alcune oscillazioni, questa è passata dal 40,7 al 48,2%. Sono invece diminuiti i frequentatori assidui (4 o più volte all’anno, dal 19,8 al 15,2%). L’abitudine a recarsi a teatro e ad altri eventi dal vivo è meno diffusa ma con una crescita decisamente più pronunciata5. Nonostante ciò, nel confronto europeo l’Italia nel 2022 si collocava al 12° posto per l’abitudine a recarsi al cinema, e in 21a posizione per gli spettacoli dal vivo (teatro, concerti, ecc.)6.
La radio, la televisione e i nuovi media
Radio e televisione sono stati nel ventesimo secolo due strumenti centrali della comunicazione di massa, con un’evoluzione fortemente interconnessa. Tra il 1936 e la fine degli anni Cinquanta gli abbonati alla radio sono passati da meno di 700 mila a oltre 6 milioni, ovvero da 7 a 46 ogni 100 famiglie. Gli abbonati alla televisione passano da circa 88 mila nel 1954 (di cui 16 mila “speciali”, per i bar e gli altri locali pubblici), a 5,4 milioni nel 1964 e a 12,2 milioni nel 1974, ovvero quasi 3 ogni 4 famiglie, mentre quelli alla sola radio nello stesso anno scendono sotto 1 milione. Gli abbonati nei decenni seguenti, caratterizzati dall’avvento dei canali commerciali, diventano un indicatore sempre meno affidabile sull’uso della TV7. Nel 1993, l’indagine aspetti della vita quotidiana rileva che il 96% della popolazione di almeno tre anni guardava la televisione, e l’88,9% era uno spettatore quotidiano.
I primi anni Novanta rappresentano il momento di picco nella diffusione dei media tradizionali: quasi il 40% della popolazione ascoltava regolarmente la radio, e tra il 1965 e il 1994 i lettori di giornali erano cresciuti dal 31,6% fino al 64,6% delle persone di almeno 11 anni. Nel trentennio seguente i fruitori di queste fonti di informazione e intrattenimento calano costantemente: gli spettatori regolari della TV scendono sotto il 70%, quelli della radio sotto il 30% e i lettori dei quotidiani diminuiscono – in particolare nell’ultimo quindicennio – fino al 26% nel 2025; queste tendenze sono in gran parte associate all’emergere della dimensione digitale nell’intrattenimento e nell’informazione: tra il 2001 e il 2025 gli utenti regolari di Internet passano dal 20 a circa l’80% della popolazione di 6 anni e più (Figura 7a).
Internet si afferma come fonte di fruizione di contenuti audio-video e di informazione: le piattaforme e lo streaming introducono la visione on demand e modificano il modello della TV generalista (secondo AGCOM, nel terzo trimestre 2025 gli utenti unici delle piattaforme di video on demand a pagamento erano 15,7 milioni e per quelle gratuite circa 38 milioni)8, e nel 2025 in Italia – pure se in ultima posizione tra i paesi europei – Internet era utilizzato da oltre la metà della popolazione tra i 16 e i 74 anni per accedere a siti di informazione e di giornali, con una crescita di 15 punti percentuali rispetto al 2013 (Figura 7b)9.
La pratica sportiva
L’aumento del benessere negli ultimi decenni ha portato a una maggiore attenzione alle proprie condizioni di salute e alla cura del corpo, di cui la diffusione della pratica sportiva offre un’indicazione tangibile: questa è passata dal 2,6% di praticanti continuativi nel 1959, con una forte prevalenza maschile (il 4,9% contro lo 0,5% tra le donne), fino al 30,3% nel 2025, con differenze di genere meno vistose (Figura 8). Inoltre, l’incidenza sale fino a quasi il 40% considerando anche i praticanti saltuari, e approssima il 70% considerando anche la pratica di attività fisica in generale. Le differenze più ampie oggi sono quelle territoriali, con un divario di circa 11 punti percentuali tra Centro-Nord e Mezzogiorno (Figura 9) e, soprattutto, socioculturali, in parte associate all’età: oggi i praticanti continuativi raggiungono infatti il 42,5% tra i laureati, ma sono appena il 12% tra le persone meno istruite.
Dati e approfondimenti
- Dati e figure sottostanti a questo documento
- Una raccolta organica dei dati statistici storici sull’Italia è disponibile sul sito seriestoriche.istat.it (in aggiornamento)
- Dati su musei, archivi, editoria e lettura, biblioteche, spettacoli, intrattenimento e sport, cultura, economia e benessere: statistiche culturali – Istat
- Evoluzione della partecipazione culturale e le attività del tempo libero in Italia
- Dati sulla partecipazione culturale nell’UE
- Microdati ad uso pubblico relativi alla produzione libraria
- Per i microdati ad uso pubblico relativi all’Indagine sui musei e le istituzioni similari: Indagine sui musei e le istituzioni similari: microdati ad uso pubblico – Istat
- Microdati ad uso pubblico relativi al Censimento sulle biblioteche pubbliche e private: Censimento sulle Biblioteche pubbliche e private: microdati ad uso pubblico – Istat
- Microdati ad uso pubblico relativi a partecipazione culturale e tempo libero
Note
- Tra il 2012 e il 2023 il numero degli editori è rimasto stabile poco sopra le 2000 unità, mentre gli addetti si sono ridotti del 22%: si tratta, in larghissima prevalenza, di micro-imprese (nel 2023 la dimensione media è di 4,2 addetti) https://www.istat.it/tavole-di-dati/statistiche-culturali-anno-2024/ ↩︎
- Il 46,6% nel Centro-Nord contro il 30,6% nel Mezzogiorno, e il 71,9% tra i dei laureati rispetto al 19,5% per la popolazione con al massimo la licenza media (in quest’ultimo caso, tuttavia, è più alta la presenza di anziani, che in generale leggono meno). ↩︎
- E fino al 59,5% nel caso delle aree archeologiche, per un totale di 23,7 milioni di persone. ↩︎
- passando dal 22,7% nel 1993 al 35,8% nel 2025 per musei e mostre, e dal 21,5% nel 1997 al 32,3% nel 2025 per i siti archeologici e i monumenti. ↩︎
- Tra il 1993 e il 2025, le persone di 6 anni e più che si sono recate a teatro almeno una volta sono passate dal 14,5 al 24,3%, ai concerti di musica classica e opera lirica dal 7,1 all’11,8% e ad altre tipologie di concerti come pop o rock dal 14,4 al 26,3%. ↩︎
- Eurostat, Indagine EU-SILC 2022. ↩︎
- Nel 2015, prima dell’introduzione del canone in bolletta (Riforma del canone ordinario L. 28 dicembre 2015 n. 208) gli abbonamenti erano meno di 17 milioni (meno dei due terzi delle famiglie), salendo di 6 milioni l’anno successivo. ↩︎
- Osservatorio sulle comunicazioni 4/2025 L’indagine multiscopo aspetti della vita quotidiana mostra come il calo di audience di radio e tv tradizionali è più marcato tra i giovani che, di converso, guidano nella fruizione dei programmi in streaming e on demand.. ↩︎
- I dati Istat sull’uso di Internet come fonte di informazione sono confermati dall’edizione 2026 dell’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione AGCOM, che rileva come questo abbia superato la TV già dal 2023 come canale informativo, e che per il 40,7% dei giovani tra i 14 e i 24 anni sia oggi anche l’unico utilizzato. ↩︎