Storia dell'Istituto

Dal 1926 al secondo dopoguerra

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L’Istat ha compiuto 90 anni a luglio 2016. Viene istituito, infatti, nel 1926 con la legge n. 1162, che attribuisce al neo Istituto Centrale di Statistica le funzioni fino a allora svolte dalla Divisione di statistica generale del Ministero dell’Agricoltura. Nasce così l’idea della statistica come strumento indispensabile per conoscere la realtà sociale ed economica del Paese e matura la convinzione che solo l’accentramento graduale di tutti i servizi statistici può soddisfare queste esigenze conoscitive.

L’Istat degli albori dipende direttamente dal capo del governo ma ha una gestione autonoma. Eredita una situazione non facile: solo 23 unità di personale effettivo e 147 unità avventizie con un grande arretrato di lavoro visto che i dati sono fermi al 1921. L’attività subisce una decisa accelerazione tanto che vengono pubblicati l’Annuario statistico italiano 1922-25, i volumi con i dati del 6° Censimento generale della popolazione e il primo Bollettino mensile di statistica.

Negli anni Trenta l’attività di produzione statistica diviene più sistematica anche se con alcuni periodi di interruzione: nel 1931 parte il 7° Censimento generale della popolazione (il primo è del 1861, anno di nascita del Regno d’Italia). La cadenza decennale è stata sempre rispettata, uniche eccezioni nel 1891 – quando il censimento non viene svolto causa difficoltà finanziarie – e nel 1941 per via della guerra. Nel 1935, a seguito delle sanzioni economiche votate Ginevra, si vieta la pubblicazione di tutte le notizie di carattere economico-finanziario e l’Istat sospende gran parte delle pubblicazioni. Nel 1937 viene ripresa la pubblicazione regolare dei bollettini mensili, dove confluiscono tutti i dati che l’Istat aveva raccolto ed elaborato ma non divulgato, per tutta la durata delle sanzioni. Parte il 2° Censimento industriale. Due anni dopo, le pubblicazioni con dati economico-finanziari sono nuovamente sospese. Ha inizio il 2° Censimento commerciale.

Gli anni Quaranta sono segnati dagli eventi bellici. Le pubblicazioni si assottigliano anche perché un terzo del personale di ruolo è richiamato alle armi e anche il Censimento generale della popolazione viene rinviato. Alla fine della seconda guerra mondiale, una volta recuperati archivi e attrezzature, trasferiti precedentemente a Nord al seguito del governo della Repubblica di Salò, si ricostituiscono gli organi dell’Istituto e si riavviano alcune rilevazioni.

Negli anni Cinquanta la produzione statistica riflette lo sforzo del Paese nella ricostruzione post bellica e di avvio dello sviluppo economico. Nel 1950 viene pubblicato il primo volume di “Studi sul reddito nazionale”, due anni dopo sono resi noti i risultati dell’indagine sulle forze di lavoro nelle province della Sicilia e nelle province di Milano, Pisa e Napoli ma solo nel 1957 la rilevazione sulle forze di lavoro diventa nazionale. Nasce anche la collana “Metodi e norme”, con l’obiettivo di offrire una visione coordinata e omogenea delle pubblicazioni a carattere puramente tecnico.

Dagli anni Sessanta agli anni Novanta

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I forti cambiamenti sociali che interessano il Paese negli anni Sessanta portano nuovi bisogni conoscitivi sulle condizioni di vita e sui comportamenti della popolazione. Nel 1966 viene avviata la pubblicazione dei “Supplementi al Bollettino mensile di statistica”, i quali diventano il veicolo per una rapida divulgazione dei primi risultati delle principali indagini. L’intento è quello di avvicinare l’informazione statistica a un pubblico sempre più vasto. L’anno seguente inizia la pubblicazione dei “Conti degli italiani” che illustrano, attraverso i dati di contabilità nazionale, gli aspetti più significativi dello sviluppo economico del Paese. Negli stessi anni prendono avvio le prime indagini campionarie sui consumi delle famiglie e su letture e vacanze.

Contestualmente al dibattito sul divorzio, nei primi anni Settanta ha inizio la rilevazione dei procedimenti di separazione personale dei coniugi. Iniziano le prime rilevazioni statistiche sui conflitti connessi a provvedimenti di politica economica e a istanze di riforma sociale. Inoltre viene introdotto il SEC (il SEC70) ovvero il sistema di regole definite a livello europeo per la costruzione dei conti nazionali e che ha dato impulso alla ricerca costante di coerenza fra le indagini statistiche sui fenomeni economici e sociali. Sul versante dello sviluppo tecnologico, nel 1971, l’Istat adotta gli elaboratori di terza generazione e nel 1975 inizia la sperimentazione del più moderno sistema di data entry a lettura ottica.

Il periodo compreso tra il 1976 e il 1985 è caratterizzato anche da un intenso dibattito sul riordinamento della statistica ufficiale. Nel 1977 viene approntato il progetto di Riordinamento del servizio statistico nazionale, che prevede la creazione di un servizio pubblico secondo una logica di rete, in grado di reperire l’informazione statistica nella sede stessa in cui essa viene prodotta.

Una fase di ulteriore rinnovamento è quella degli anni Ottanta, quando l’informazione statistica esce dall’ambito di interesse puramente scientifico per orientarsi verso tutti i cittadini. Per questa ragione prendono avvio le prime rilevazioni statistiche ambientali e le indagini multiscopo sulle famiglie e, infine, si mettono a disposizione del pubblico le prime banche dati. Nel 1986 l’Istituto viene inserito nel comparto della ricerca, ottenendo il riconoscimento dell’attività scientifica svolta.

Nel 1989 viene costituito il Sistan (Sistema statistico nazionale) e riorganizzato l’Istat che, pur mantenendo lo stesso acronimo, cambia la denominazione ufficiale in Istituto nazionale di statistica, assumendo compiti di indirizzo e coordinamento del sistema stesso. Il decreto istitutivo del Sistan (n. 322) prevede anche la costituzione della Commissione di garanzia per l’informazione statistica con il compito di vigilare sul Sistema.

Negli anni Novanta, in una società in forte cambiamento, lo studio quantitativo dei fenomeni sociali ed economici rappresenta un approfondimento necessario e uno stimolo per orientare le decisioni pubbliche e private. Nel 1990 si inaugura a Roma il primo “Centro diffusione”, per dare agli utenti risposte in tempi rapidi e facilitare l’accesso ai dati statistici. Nel 1992, secondo il dettato della legge di istituzione del Sistema statistico nazionale, ha luogo la prima Conferenza nazionale di statistica che, da quel momento e con cadenza biennale, rappresenta un momento istituzionale d’incontro fra produttori e utilizzatori della statistica ufficiale. Subito dopo, nel 1993, viene realizzato il primo “Rapporto annuale sulla situazione del Paese” che negli anni diventa una delle pubblicazioni di punta dell’Istat.

Nel 1995 vengono aperti al pubblico in ogni regione i Centri d’informazione statistica, sulla falsariga del primo aperto a Roma cinque anni prima. Viene inoltre avviata la pubblicazione delle Note rapide per approfondire temi di attualità. L’anno seguente l’Istituto si apre al web, nasce così il sito istituzionale. Dal 1998 l’Istat inizia a diffondere, secondo scadenze e criteri stabiliti dal Trattato di Maastricht, i dati relativi agli indicatori di convergenza, necessari per valutare l’andamento dell’economia del Paese.

Il XXI secolo

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Gli anni Duemila del ventunesimo secolo portano l’impronta del progresso tecnologico. Il sito web diventa lo strumento principe per la comunicazione e diffusione dei dati. Nel 2005 viene pubblicata una nuova versione del sito. Nel 2010 l’Istat rilascia I.Stat, il datawarehouse generale delle statistiche prodotte dall’Istituto. I.stat offre un patrimonio informativo statistico completo e omogeneo. L’accesso al datawarehouse è libero e gratuito. Sempre nel 2010 sono aperti i canali Istat sui social network più conosciuti (Twitter, YouTube, SlideShare), per garantire una diffusione tempestiva e virale dei contenuti Istat in rete.

Anche il versante della produzione è sempre più caratterizzato da forti innovazioni tecnologiche e metodologiche. Quasi tutte le indagini realizzate presso le imprese offrono la possibilità di compilare i questionari direttamente online, con un significativo risparmio di tempo e risorse. Analogamente per le indagini presso le famiglie, tradizionalmente legate a tecniche di intervista diretta con questionario cartaceo, si sta andando verso tecniche di acquisizione digitale con interviste assistite da computer. La scelta dell’acquisizione dei dati tramite Internet ha contraddistinto gli ultimi Censimenti, da quello dell’agricoltura svolto nel 2010 a quello della popolazione e abitazioni (2011) fino al Censimento dell’industria e dei servizi, delle istituzioni pubbliche e del no profit, che ha chiuso la stagione censuaria.

Dal punto di vista dell’organizzazione interna l’ultima importante novità risale al 2010 quando è stato varato il decreto n. 166 di riordino dell’Istat che ha consolidato il suo ruolo chiave come “regolatore” della raccolta e gestione dell’informazione statistica nazionale ed europea. Inoltre, tra le innovazioni si segnalano l’assegnazione all’Istat della funzione di interlocutore unico dell’Unione europea in campo statistico come pure quella di coordinamento per la definizione della modulistica delle pubbliche amministrazioni e degli archivi da essa alimentati allo scopo di favorirne il più ampio e agevole uso per finalità statistiche.
Inoltre, il decreto 166/2010 ha segnato la nascita della Scuola superiore di statistica, che ha compiti di formazione e qualificazione professionale di dirigenti e personale dell’Istat e delle pubbliche amministrazioni. Nel 2011 confluiscono all’Istat le funzioni svolte dall’Isae, soppresso a fine 2010, mentre il sito web istituzionale viene rinnovato nell’organizzazione dei contenuti e nelle funzionalità, rendendo i dati statistici più familiari e accessibili non soltanto agli addetti ai lavori, ma anche al grande pubblico.

A partire dal 2010, l’Istat, insieme al CNEL, ha portato avanti un progetto con l’obiettivo di definire un sistema di misurazione del “Benessere Equo e Sostenibile” in Italia. L’iniziativa ha coinvolto numerosi rappresentanti delle parti sociali, della società civile ed esperti della materia al fine di selezionare i domini qualificanti il benessere nel nostro Paese e gli indicatori per rappresentarlo. La discussione tra le parti ha portato alla definizione di 12 domini, molti dei quali già consolidati nella letteratura internazionale sul tema, ed altri che invece caratterizzano maggiormente l’identità nazionale italiana. Il primo rapporto BES è stato presentato presso la Camera dei Deputati l’11 marzo 2013 mentre a giugno del 2014 è stato presentato il rapporto BES2014. Il Bes ha trovato anche una declinazione su scala territoriale con la prima edizione dei due rapporti “URBes” e “Bes delle province”, due approfondimenti che riguardano rispettivamente i comuni e le province italiane.

A metà 2014, nell’ambito delle iniziative di razionalizzazione delle scuole di Alta Formazione della PA operate dal governo presieduto da Matteo Renzi, la Scuola Superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche è stata soppressa e parte delle sue funzioni sono state assorbite dalla Scuola nazionale di amministrazione (SNA).

Il futuro dell’Istat non è meno promettente del suo importante passato per le tante sfide messe in atto, a cominciare da quella di passare dai censimenti decennali al censimento permanente, con lo scopo di intercettare l’emergere di una “domanda di informazioni certificate”, utili per alimentare il dibattito pubblico e per far funzionare la società della conoscenza.

Ultima modifica: 02 marzo 2018