Comunicato stampa

Le spese per i consumi delle famiglie - Anno 2025

Stabile la spesa media mensile familiare per consumi

Nel 2025 la spesa media mensile per consumi delle famiglie è pari, in valori correnti, a 2.782 euro e risulta stabile rispetto al 2024 (2.755 euro).

La spesa media mensile delle famiglie residenti nel Nord-est (la più alta rispetto alle altre ripartizioni) è del 39,3% superiore a quella delle famiglie del Sud (la più bassa).

La spesa media mensile per consumi delle famiglie composte soltanto da italiani supera di oltre un terzo (+37,8%) quella delle famiglie con stranieri.

Nel 2025 stabile la spesa media mensile familiare per consumi rispetto al 2024

Nel 2025 la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.782 euro in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto ai 2.755 euro del 2024 (+1,0%); nel 2025 la dinamica inflazionistica è stata moderata e pari a +1,6% se calcolata tramite l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).

Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e più concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie spende un importo inferiore al valore medio. Il valore mediano (il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali) è pertanto inferiore a quello medio e, nel 2025, risulta pari a 2.338 euro (2.240 euro nel 2024).

Rispetto al 2024, risultano in crescita le spese delle famiglie per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche, che passano da 533 a 552 euro mensili (+3,6%) anche per effetto dell’aumento dei prezzi (+3,0% la variazione su base annua dell’IPCA, era stata +2,5% nel 2024); la quota di spesa totale destinata a questa divisione sale dal 19,3% al 19,8%. Nel dettaglio, crescono significativamente le spese destinate a caffè (+14,6%), acqua (+8,3%), pesce (+7,8%), oli e grassi (+6,7%), tè e infusi (+6,7%), carne (+5,4%), latte, altri prodotti lattiero-caseari e uova (+4,2%).

La spesa non alimentare risulta stabile rispetto all’anno precedente ed è pari in media a 2.230 euro mensili; rappresenta l’80,2% della spesa totale e varia tra i 2.533 euro nel Nord-est e i 1.652 nel Sud. La stabilità della spesa non alimentare rispetto al 2024 si conferma anche a livello di divisione. Le voci che pesano di più sul bilancio familiare continuano ad essere quelle relative ad Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (36,0%) e ai Trasporti (10,6%). A seguire, la spesa per Servizi di ristorazione e di alloggio (5,9%, come nel 2024) e quella per Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (4,7%).

Le famiglie del Nord-est spendono quasi il 40% in più di quelle del Sud

I livelli di spesa più elevati, superiori alla media nazionale, si registrano nel Nord-est (3.087 euro), nel Centro (3.052 euro) e nel Nord-ovest (2.974 euro), mentre sono più bassi e inferiori alla media nazionale nelle Isole (2.338 euro) e nel Sud (2.215 euro).

Nel 2025, le famiglie del Nord-est spendono in media 871 euro in più rispetto a quelle del Sud (il 39,3% in più) e 749 euro in più rispetto alle residenti nelle Isole (il 32,0% in più), mostrando un aumento del gap in confronto al 2024, quando la distanza dal Nord-est era pari al 37,9% per il Sud e al 30,6% per le Isole.

Rispetto al 2024, nel Centro (+5,9%) e nel Nord-est (+4,9%) aumenta significativamente la spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche, mentre nel Sud quella per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+3,6%).

Rispetto al Centro-Nord, la spesa delle famiglie residenti nel Sud e nelle Isole, che generalmente hanno minori disponibilità economiche, si concentra maggiormente su beni e servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni primari, quali, ad esempio, i beni alimentari. La quota di spesa totale destinata a Prodotti alimentari e bevande analcoliche, che in media nazionale si attesta al 19,8%, nel Sud raggiunge il 25,4% (24,1% nelle Isole), mentre nel Nord-ovest si ferma al 17,7%. Al contrario, nel Nord sono più elevate le quote per le spese destinate a Servizi di ristorazione e di alloggio (6,9% nel Nord-ovest e 6,8% nel Nord-est contro il 5,9% osservato a livello Italia) e a Ricreazione, sport e cultura (4,3% nel Nord-est e 4,0% nel Nord-ovest, a fronte del 3,8% a livello nazionale).

In Trentino-Alto Adige le famiglie spendono oltre il 70% in più di quelle in Puglia

Nel 2025 la regione con la spesa media mensile più elevata si conferma il Trentino-Alto Adige (3.444 euro), seguita da Umbria (3.257 euro), Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (3.191 euro) ed Emilia-Romagna (3.159 euro), mentre Calabria e Puglia sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 2.042 e 1.975 euro mensili.

Le regioni che mostrano, rispetto al 2024, un significativo aumento della spesa per consumi sono le Marche (+25,2%), dove si passa da 2.463 a 3.084 euro mensili, e la Sardegna (+10,7%), dove l’esborso mensile sale da 2.195 a 2.431 euro.

In termini di composizione, in Trentino-Alto Adige si registrano le quote più elevate di spesa totale destinate a Servizi di ristorazione e di alloggio (8,7%, a fronte del 5,9% osservato a livello nazionale) e per Ricreazione, sport e cultura (4,8% contro il 3,8% a livello Italia). In questa regione si osserva anche il peso più contenuto della spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche (16,1%), quota che raggiunge il massimo in Calabria (28,9%).

Anche nel 2025, come nei due anni precedenti, le famiglie che spendono di più si confermano essere quelle residenti nei comuni centro di aree metropolitane (2.991 euro mensili), seguono le famiglie nei comuni periferici delle aree metropolitane e nei comuni con almeno 50mila abitanti (2.804 euro). I livelli di spesa più contenuti (2.704 euro) si osservano nei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti), dove si spende circa il 9,6% in meno rispetto alle aree metropolitane (era il 12% in meno nel 2024).

Quasi un terzo delle famiglie ha limitato la spesa alimentare

Le famiglie residenti possono mutare nel tempo le proprie abitudini di consumo e il cambiamento assume profili diversi a seconda della voce di spesa considerata.

Nel 2025, il 29,4% delle famiglie dichiara di aver limitato la spesa per cibo rispetto all’anno precedente, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati (era il 31,1% nel 2024), un terzo delle famiglie ha limitato quella per bevande (33,8%, dal 35,3% del 2024).

Come nei tre anni precedenti, anche nel 2025 la voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver limitato maggiormente è quella per abbigliamento e calzature: se si escludono quelle che affermano di non aver sostenuto questa spesa (il 5,8% di tutte le famiglie residenti), la quota di chi ha provato a ridurla è del 43,8% (in diminuzione rispetto al 47,5% del 2024) e sale al 52,1% nel Mezzogiorno (dove è comunque in calo rispetto al 57,6% del 2024).

Rispetto al 2024, scende anche la quota di famiglie che dichiarano di non aver modificato i propri comportamenti di acquisto per beni e servizi relativi a sanità (il 74,6%, era il 78,6% nel 2024) e alla cura e igiene personale (61,8%, dal 63,3% del 2024).

Un andamento analogo si osserva nei comportamenti di acquisto di carburanti e di viaggi: la quota di famiglie che nel 2025 dichiara di non aver cambiato abitudini scende, nel primo caso, dal 71,4% del 2024 al 68,2%, e nel secondo caso dal 56,2% al 54,9%. Per i carburanti la diminuzione nel 2025 è particolarmente accentuata nel Nord (dal 76,9% al 71,8%), mentre per i viaggi il calo si osserva soprattutto nel Centro (dal 59,5% al 55,6%).

La spesa cresce per le persone sole, soprattutto se anziane

La spesa media mensile aumenta al crescere dell’ampiezza familiare anche se, per effetto delle economie di scala, l’incremento è meno che proporzionale all’aumentare del numero di componenti. Nel 2025 la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è pari a 2.070 euro, cioè circa il 71% di quella delle famiglie di due componenti e il 63% circa di quella delle famiglie di tre componenti.

Rispetto al 2024, sono le famiglie monocomponente le uniche per cui si registra una crescita significativa della spesa, che passa da 1.932 euro mensili a 2.070 (+7,2%). In termini di composizione, all’aumentare dell’ampiezza familiare cresce il peso delle voci meno suscettibili di economie di scala (come i prodotti alimentari e le bevande analcoliche) e diminuisce quello delle voci nelle quali è più facile conseguirle: la quota di spesa per Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, ad esempio, rappresenta il 29,3% del totale per le famiglie di almeno cinque componenti e il 42,0% per quelle monocomponente.

L’analisi della spesa per tipologia familiare conferma quanto osservato in termini di ampiezza: nel 2025 i livelli di spesa aumentano significativamente, rispetto all’anno precedente, per tutte le famiglie costituite da persone sole, qualunque sia la classe d’età, a cominciare da quelle anziane (+8,4% tra chi ha almeno 65 anni), per le quali la spesa sale da 1.794 a 1.945 euro mensili. A seguire, i giovani (18-34 anni, +7,9%, da 1.893 a 2.042 euro) e i giovani adulti (35-64 anni, +6,0%, da 2.097 a 2.223 euro mensili). La spesa si riduce invece per le coppie con due figli (-4,9%, da 3.805 a 3.618 euro). Quanto alla composizione, la spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche pesa soprattutto tra le famiglie composte da una coppia con tre o più figli (23,8% della spesa totale, pari a 864 euro mensili), mentre assorbe appena il 13,0% tra le coppie senza figli con persona di riferimento di età compresa tra 18 e 34 anni (459 euro al mese). Queste ultime destinano, fra tutte le tipologie, le quote di spesa più elevate a Trasporti (12,7%, 448 euro mensili), Servizi di ristorazione e di alloggio (10,4%, pari a 367 euro al mese), Mobili, articoli e servizi per la casa (8,1%, 285 euro), Abbigliamento e calzature (5,5%, 195 euro mensili) e Ricreazione, sport e cultura (5,3%, 186 euro). Infine, la quota di spesa più elevata per Sanità continua a caratterizzare le famiglie costituite da anziani, sia in coppia senza figli (5,8%, 164 euro al mese) sia sole (5,4%, 104 euro).

Cresce la spesa alimentare per le famiglie di ritirati dal lavoro

In linea con la migliore condizione economica generalmente associata a livelli di istruzione più elevati, la spesa cresce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia (PR). Come negli anni precedenti, anche nel 2025 il livello di spesa più contenuto (1.834 euro mensili) si registra tra le famiglie con PR in possesso al massimo della licenza elementare – mediamente più anziane – mentre quello più elevato (3.714 euro) caratterizza le famiglie con PR laureata o in possesso di titolo post-laurea. Rispetto all’anno precedente, non emergono variazioni statisticamente significative della spesa familiare associate a questa caratteristica. In termini di composizione, le famiglie con persona di riferimento in possesso di laurea o titolo di studio post-laurea destinano, rispetto alle altre famiglie, quote più elevate di spesa a Servizi di ristorazione e di alloggio (8,0%, pari a 296 euro mensili), Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (5,2%, 192 euro), Mobili, articoli e servizi per la casa (5,0%, 186 euro), Ricreazione, sport e cultura (4,9%, 180 euro), Abbigliamento e calzature (4,4%, 165 euro al mese).

La condizione professionale della persona di riferimento della famiglia rappresenta un’altra caratteristica che influenza fortemente il livello e la composizione della spesa mensile. In linea con quanto osservato negli anni precedenti, anche nel 2025 le famiglie in cui la PR è imprenditore o libero professionista registrano i livelli di spesa più elevati (3.914 euro mensili), seguite da quelle che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente nella posizione di dirigente, quadro o impiegato (3.429 euro). I livelli di spesa più contenuti si osservano, invece, nelle famiglie con PR in cerca di occupazione (2.005 euro mensili) o con PR inattiva ma non ritirata dal lavoro (2.014 euro). Rispetto al 2024, la spesa si riduce significativamente (-9,9%) tra le famiglie con persona di riferimento imprenditore o libero professionista (da 4.344 a 3.914 euro mensili) e cresce (+3,2%) tra quelle con persona di riferimento ritirata dal lavoro (2.602 euro mensili contro i 2.521 del 2024). Per le une, la contrazione è dovuta al calo della spesa per Beni e servizi non alimentari (-11,1%), mentre per le altre l’aumento si deve alla spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+3,5%). Incrementi significativi della spesa alimentare si osservano anche tra le famiglie con PR in cerca di occupazione (+15,1%) e con PR inattiva ma non ritirata dal lavoro (+6,5%).

Si allarga il divario di spesa fra le famiglie di soli italiani e quelle con stranieri

Con riferimento alla composizione per cittadinanza, nel 2025 le famiglie di soli italiani spendono in media 2.859 euro al mese, a fronte dei 2.074 euro delle famiglie con almeno uno straniero. La spesa delle prime risulta dunque superiore, rispetto a quella delle seconde, di circa il 38%, con una differenza in valori assoluti pari a 785 euro mensili. Nel 2024 le famiglie di italiani spendevano il 31,8% in più delle famiglie con stranieri e il gap era di 680 euro mensili: il divario di spesa, dunque, si è allargato. Se in famiglia tutti i componenti sono stranieri, la spesa media mensile scende ulteriormente a 1.772 euro. In nessun caso si osservano, rispetto al 2024, variazioni statisticamente significative della spesa totale.

Circa un quarto della spesa delle famiglie con stranieri è per alimentari e bevande

In termini di composizione, le famiglie con almeno uno straniero destinano il 23,9% della loro spesa a Prodotti alimentari e bevande analcoliche (495 euro mensili) e il 38,6% ad Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (801 euro): se in famiglia tutti i componenti sono stranieri queste quote salgono, rispettivamente, al 24,0% (pari a 426 euro al mese) e al 41,3% (732 euro) della spesa totale. Per le famiglie di soli italiani le incidenze sono molto più contenute (19,5% il peso degli alimentari, 35,8% quello dell’abitazione), ma corrispondono a livelli di spesa più elevati (558 e 1.023 euro al mese). Rispetto alle famiglie di soli italiani, quelle con almeno uno straniero destinano quote di spesa più contenute soprattutto a Servizi di ristorazione e di alloggio (4,1% contro 6,0%, pari rispettivamente a 86 e 172 euro mensili) e a Beni e servizi per la cura della persona, servizi di protezione sociale e altri beni e servizi (3,6% contro 4,8%, corrispondenti a 75 e 138 euro al mese). Tra le famiglie di soli stranieri la spesa destinata a Servizi di ristorazione e di alloggio rappresenta appena il 3,4% del totale, corrispondente a 60 euro mensili.

4,8 milioni le famiglie in affitto, 3,4 milioni quelle che pagano un mutuo

Anche il titolo di godimento dell’abitazione influenza la spesa familiare. In Italia, nel 2025 il 18,1% delle famiglie (circa 4,8 milioni) paga un affitto per l’abitazione in cui vive: la spesa media è di 438 euro mensili, in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente (quando era pari a 423 euro). La proporzione di famiglie in affitto varia, sul territorio, dal minimo delle Isole (14,0%) al massimo del Nord-ovest (19,1%). La spesa media sale a 471 euro al Nord (477 euro nel Nord-ovest e 463 nel Nord-est) e a 456 al Centro, mentre scende a 369 euro nel Mezzogiorno (369 euro al Sud, 371 nelle Isole). La quota più elevata di famiglie in affitto si registra nei comuni centro di aree metropolitane (27,3%), dove il canone medio è pari a 480 euro mensili.

Paga un mutuo il 17,6% delle famiglie che vivono in abitazioni di proprietà (circa 3,4 milioni). Questa quota è maggiore nel Nord-ovest (23,2%), nel Nord-est (22,0%) e al Centro (19,4%) rispetto a Sud (8,2%) e Isole (9,0%). Sebbene il mutuo non rientri nella definizione di spesa per consumi, essendo un finanziamento a medio-lungo termine finalizzato ad accrescere il patrimonio immobiliare, per le famiglie che lo pagano rappresenta un esborso consistente che nel 2025 ammonta in media a 565 euro mensili, in diminuzione del 2,7% rispetto al 2024 (quando era pari a 581 euro mensili). Il valore più elevato si registra nei comuni centro di aree metropolitane, dove la rata media raggiunge i 591 euro mensili.

In lieve diminuzione la disuguaglianza della spesa per consumi

La spesa familiare equivalente, ottenuta mediante l’applicazione di opportuni coefficienti (scala di equivalenza) che tengono conto dell’effetto delle economie di scala, permette di confrontare direttamente i livelli di spesa di famiglie di ampiezza diversa.

In base al livello di spesa equivalente, le famiglie possono essere ordinate dal valore più basso a quello più alto ed essere suddivise in cinque gruppi di uguale numerosità (quinti): il primo comprende il 20% delle famiglie con la spesa equivalente più bassa, l’ultimo il 20% di famiglie con quella più elevata.

Nel 2025, le famiglie del primo quinto spendono l’8,2% della spesa totale (e cioè dell’ammontare di spesa sostenuto da tutte le famiglie residenti in Italia), quelle dell’ultimo quinto il 39,2%. Le famiglie del secondo quinto spendono il 12,4% del totale, quelle del terzo il 17,0% e quelle del quarto il 23,2%, a indicare una marcata disuguaglianza (in un’ipotetica situazione di perfetta uguaglianza, ogni quinto avrebbe la stessa quota di spesa, pari al 20%).

Nel 2025, il rapporto tra la spesa totale equivalente delle famiglie dell’ultimo quinto e quella delle famiglie del primo quinto (rapporto interquintilico sulle spese correnti delle famiglie) registra una lieve riduzione, passando da 4,9 a 4,8, per effetto della diminuzione della quota di spesa delle famiglie dell’ultimo quinto.

La distribuzione territoriale delle famiglie nei quinti di spesa equivalente conferma, anche nel 2025, come le famiglie del Centro-Nord si concentrino nei quinti più elevati: rientra nell’ultimo quinto il 25,2% delle famiglie del Nord-ovest (era il 24,4% nel 2024), il 23,2% di quelle del Nord-est (24,7% nel 2024) e il 24,9% delle famiglie del Centro (24,7% nel 2024). Tra le famiglie del Sud la quota è pari al 9,6% (l’8,9% nel 2024) e al 12,0% nelle Isole (13,0% nel 2024). Ne deriva che il 35,1% delle famiglie dell’ultimo quinto sono residenti nel Nord-ovest (a fronte del 10,3% del Sud) e il 36,9% delle famiglie del primo quinto risiedono nel Sud (a fronte del 21,3% nel Nord-ovest).

Infine, anche le famiglie residenti nei comuni centro di aree metropolitane sono maggiormente concentrate nei quinti più elevati (30,9% delle famiglie nell’ultimo quinto, 16,0% nel primo), a fronte di una distribuzione più equa nei comuni periferici delle aree metropolitane e nei comuni con almeno 50mila abitanti. Nei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti) si osserva invece una leggera concentrazione nei quinti più bassi (poco più del 21% delle famiglie sia nel primo che nel secondo) e in quello centrale (21,5% nel terzo quinto).

L’impatto dell’inflazione è uguale per le famiglie del primo e dell’ultimo quinto

Per valutare correttamente l’impatto dell’inflazione, è opportuno tenere conto di come varia la composizione della spesa totale tra le famiglie con differenti livelli di spesa equivalente.

La crescita dei prezzi tra il 2024 e il 2025, misurata dall’IPCA, è pari a +1,6% per l’intera popolazione (era +1,1% nel 2024), attestandosi a +1,7% sia per le famiglie del primo quinto di spesa (da +0,1%) sia per quelle dell’ultimo (da +1,6%).

Se calcolato sulle spese deflazionate tenendo conto dei suddetti effetti differenziali della crescita dei prezzi, nel 2025 il rapporto interquintilico si attesta a 5,0 (in leggera diminuzione rispetto al 5,1 del 2024).

Ampliando l’orizzonte temporale dell’analisi tra il 2018 e il 2025, la spesa equivalente aumenta del 14,0% in termini correnti, ma cala del 5,9% in termini reali; la diminuzione risulta più marcata per le famiglie appartenenti ai primi tre quinti della distribuzione (-8,9% per quelle del secondo quinto, -6,4% per le famiglie del terzo e -6,3% per quelle del primo), seguite dalle famiglie dell’ultimo quinto (-5,1%). La variazione più contenuta, pari a -4,8%, si osserva per le famiglie appartenenti al quarto quinto della distribuzione.

Ti è stata utile questa pagina?

    Back to top
    Gli aggiornamenti di Istat ogni settimana