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Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia

Nell’anno educativo 2023/2024 sono attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati (+3,4% rispetto all’anno precedente).

Anche per effetto del calo delle nascite (che riduce gli utenti potenziali dei servizi), il divario tra numero di bambini e posti disponibili diminuisce gradualmente: in media ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini. Un valore che, tuttavia, non ha permesso il raggiungimento del target europeo sul tasso di frequenza fissato per il 2010 (33%) e rende ancora lontano quello per il 2030 (45%).

Nelle regioni del Sud e delle Isole, con la sola eccezione della Sardegna, il rapporto tra bambini e posti disponibili è inferiore al 20% (in media 19,0% nel Sud e 19,5% nelle Isole), il Centro presenta il valore più elevato (40,4%); seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%).


In aumento l’offerta di nidi pubblici e privati

Nell’anno educativo 2023/2024, si registra un nuovo incremento dell’offerta di nidi e di altri servizi educativi per bambini sotto i tre anni di età (includono le sezioni primavera, rivolte ai bambini dai 24 ai 36 mesi, i servizi educativi in contesto domiciliare e altri servizi per la prima infanzia, quali centri bambini e genitori e spazi gioco). I servizi attivi risultano 14.570, in aumento del 3,8% rispetto al precedente anno educativo, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati al funzionamento (+3,4%).

L’incremento è trainato dal settore privato, che assorbe il 78,4% dei circa 12.500 posti aggiuntivi rispetto all’anno educativo precedente (solo il 21,6% dei nuovi posti riguarda servizi a titolarità comunale). Si registra inoltre una sostanziale stabilità dei servizi integrativi per la prima infanzia, i quali rappresentano il 6,4% dell’offerta complessiva. L’aumento si concentra infatti sui tradizionali asili nido (oggi nidi d’infanzia), che comprendono l’80,2% dei posti disponibili, e sulle sezioni primavera, la cui quota cresce dal 12,6% al 13,4% della dotazione complessiva.

Il tasso di copertura, dato dal rapporto fra posti e bambini residenti da 0 a 2 anni compiuti, si attesta al 31,6% a livello nazionale, poco al di sotto della quota (33%) definita come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP), che dovrà essere garantita a livello di comune o di bacino territoriale locale entro il 2027 (Legge di Bilancio per il 2022 n. 234/2021). Tale dotazione di posti è condizione necessaria per il raggiungimento dei target europei definiti in termini di frequenza: il 33% dei bambini sotto i tre anni frequentanti un servizio educativo entro il 2010 e il 45% entro il 2030.


Il Mezzogiorno ancora lontano dal Centro-Nord nonostante il miglioramento

Dietro la spinta degli investimenti previsti dal PNRR e delle recenti politiche di ampliamento e di perequazione in questo settorei , il tasso di copertura è aumentato in tutte le regioni italiane, in parte anche per effetto del calo delle nascite e della conseguente riduzione della popolazione di riferimento. Nelle regioni del Mezzogiorno, tuttavia, l’incremento dell’offerta non è ancora sufficiente a colmare gli storici divari rispetto alle regioni del Centro e del Nord Italia.
Le regioni del Sud e delle Isole, esclusa la Sardegna, sono ben al di sotto del parametro del 33%, con una media ripartizionale rispettivamente del 19,0% e 19,5%. L’Italia centrale presenta la media più alta (40,4%), con un picco del 48,4% in Umbria. Seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%).
Anche la tipologia di comune incide in modo significativo sulla disponibilità dei servizi. Nei capoluoghi di provincia si registrano in media 39,8 posti ogni 100 bambini, mentre nei Comuni non capoluogo la media scende a 28,2: una differenza di 11,6 punti percentuali.
Tra le aree geografiche emerge che al Nord e al Centro anche i Comuni non capoluogo hanno superato, in media, il parametro del 33% di copertura. I Comuni capoluogo del Nord-est e del Centro hanno anche ampiamente superato l’obiettivo europeo fissato per il 2030 (45%) e quelli del Nord-ovest sono di poco al di sotto. Nel Sud e nelle Isole, invece, persino i Comuni capoluogo restano lontani dal precedente parametro europeo del 33% e la distanza è ancora maggiore nei Comuni non capoluogo.
Se si considerano, oltre ai bambini frequentanti i nidi e gli altri servizi educativi specifici per la prima infanzia, anche i bambini anticipatari alla scuola d’infanzia (il 4,6% dei residenti da 0 a 2 anni)ii e la piccola quota di utenti di ludoteche e spazi gioco, nell’anno educativo 2023/2024, la quota dei bambini di 0-2 anni che frequenta una struttura educativa si ferma al 34,5%. Il valore è decisamente inferiore a quelli rilevati in altri Paesi europei, come Paesi Bassi (71,5%), Danimarca (69,9%) e Lussemburgo (60%), ma anche Francia (57,4%), Spagna (55,8%) e Portogallo (55,5%).

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