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Effetti della tassazione dei redditi d'impresa - Anno 2025

I principali provvedimenti fiscali sui redditi delle società di capitale in vigore nel 2025 sono la riduzione dell’aliquota per le imprese che reinvestono in innovazione digitale e transizione energetica (dal 24% al 20%, la cosiddetta IRES premiale), il contestuale ridimensionamento del piano di Transizione 4.0, e, in presenza di nuove assunzioni, la proroga della maggiorazione del costo del lavoro ammesso in deduzione.  

Gli effetti prodotti sulle imprese dalla rimodulazione di queste misure sono analizzati per le società di capitali sulla base del modello di micro-simulazione Istat-MATIS (cfr. Nota Metodologica) sia in termini di platee dei potenziali beneficiari che di prelievo fiscale e di aliquote effettive di imposta

Per il 2025 si stima che le misure fiscali sopra indicate abbiano complessivamente effetti di cassa positivi per le imprese, con una riduzione del prelievo sui redditi delle società (IRES) pari al 3,3%.

La proroga della deduzione del costo del lavoro per incremento occupazionale interessa il 15,5% delle imprese, la revisione del piano di Transizione 4.0 interessa il 5,3% delle imprese, mentre l’IRES premiale ha un impatto molto limitato: la percentuale dei beneficiari è dell’1,4%.

La quota di imprese interessate dalla deduzione del costo del lavoro per incremento occupazionale è più elevata nella manifattura (21,7%) e nelle costruzioni (19,5%) e aumenta al crescere della dimensione aziendale: fino a una su tre per le imprese con fatturato superiore a 2 milioni di euro.

L’IRES premiale favorisce in misura più accentuata le imprese manifatturiere (4,5%) e quelle dei servizi di pubblica utilità (2,4%). I profili aziendali maggiormente interessati da questo provvedimento sono: le imprese con almeno due milioni di fatturato localizzate al Nord e orientate all’export, e le imprese più solide sotto il profilo economico e finanziario.

L’applicazione a regime dei provvedimenti considerati comporta una riduzione dell’aliquota effettiva mediana che passa dal 23,8 al 21,6%. La riduzione dell’aliquota è maggiore per le imprese con fatturato tra 500mila e 10 milioni di euro, per quelle che operano nel settore industriale, e per le imprese ‘fragili’ sotto il profilo economico e finanziario. Considerando anche la componente IRAP gravante sui redditi di impresa, l’aliquota effettiva mediana raggiunge il 25,8%.

La deduzione per incremento occupazionale comporta per i beneficiari una diminuzione dell’aliquota effettiva IRES di oltre nove punti percentuali, fino al 14,7%. Le imprese che usufruiscono dell’IRES premiale ottengono una riduzione dell’aliquota effettiva di 1,7 punti percentuali, dal 18,5% al 16,8%.

Il risparmio fiscale generato dall’aliquota IRES ridotta è, in media, per i contribuenti beneficiari dell’agevolazione, pari al 5,8% dell’ammontare degli investimenti realizzati per innovazione digitale e transizione ecologica. Valori più elevati si riscontrano nelle imprese di costruzioni e commercio con almeno10 milioni di euro di fatturato, nonché nelle imprese “in salute”.

A livello d’impresa il risparmio fiscale derivante dall’aliquota IRES ridotta risulta molto eterogeneo. Solo per il 17,5% delle aziende il beneficio supera il 20% del valore economico dell’investimento, mentre per l’1,1% raggiunge il 100%.

L’IRES premiale non modifica il divario tra il costo del finanziamento con capitale proprio e quello con capitale di terzi, pari a +2,5 punti percentuali dopo l’abolizione dell’Aiuto alla Crescita Economica (ACE), che ha riportato il vantaggio fiscale del ricorso al debito rispetto al capitale proprio a prima del 2011.

I provvedimenti fiscali in vigore nel 2025 ed il modello Istat-MATIS

In questa nota si analizzano gli effetti dei principali provvedimenti in materia di tassazione dei redditi delle società in vigore nel 2025: la proroga della maggiorazione del costo del lavoro in deduzione in presenza di nuove assunzioni a tempo indeterminato, la riduzione premiale dell’aliquota IRES al 20% e il contestuale ridimensionamento del piano di Transizione 4.0.

In attesa dell’attuazione della riforma fiscale, la Legge di Bilancio 2025 introduce una misura temporanea[ii] che riduce l’aliquota IRES dal 24% al 20% per le società di capitali[iii] che rispettino specifiche condizioni, mirate a favorire la patrimonializzazione (accantonamenti di almeno l’80% degli utili 2024), gli investimenti strategici in beni strumentali nuovi per la Transizione 4.0 e 5.0 (utilizzo del 30% degli utili 2024 accantonati; utilizzo del 24% degli utili 2023 se superiore) e la creazione di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.[iv] Relativamente al piano di ‘Transizione 4.0’, la Legge di Bilancio 2025 fissa un limite di spesa per il credito d’imposta sugli investimenti in beni materiali (indicati nell’allegato A della L. 232/2016) pari a 2,2 miliardi di euro[v] e abroga il credito d’imposta per gli investimenti in beni immateriali (Allegato B della L. 232/2016).

La relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2025 quantifica l’effetto derivante dalla detassazione della nuova occupazione in un risparmio d’imposta per le imprese pari a 1.329 milioni (di cui 1.048 milioni per le società di capitali). L’introduzione dell’aliquota IRES ridotta comporta un risparmio d’imposta di 466 milioni di euro. La revisione del piano Transizione 4.0 è valutata in un costo annuale per le imprese di 600 milioni di euro, considerando l’utilizzo del credito in compensazione in tre quote annuali di pari importo[vi].

Le simulazioni degli effetti di tali misure sono state effettuate utilizzando il modello di microsimulazione
Istat-MATIS (Modello per l’analisi della tassazione e degli incentivi sulle società di capitali), che considera l’universo delle dichiarazioni fiscali delle società di capitali per il periodo 2005-2022, integrate con i bilanci civilistici e gli archivi statistici. Il modello è multiperiodale (tiene conto delle principali componenti dinamiche della base imponibile) e simula, a livello d’impresa, sia per le singole società sia per i gruppi fiscali, il debito d’imposta e i crediti fiscali.

La simulazione interessa tutte le società di capitali che hanno compilato il modello UnicoSC per almeno uno degli anni di imposta tra il 2008 e il 2022. Le analisi presentate si riferiscono ad un sottoinsieme di poco più di un milione di imprese attive nel 2022, a cui corrispondono – tenuto conto dei consolidati fiscali – circa 983mila contribuenti a fini IRES e 57 miliardi di imposta corrispondente al reddito imponibile. Sono escluse le società di persone, le imprese appartenenti al settore agricolo, finanziario, sanità, istruzione. L’insieme delle imprese utilizzato nelle elaborazioni di questa nota è coerente con l’Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA) del 2022. Per ulteriori informazioni sul modello di microsimulazione si rimanda alla Nota Metodologica.

Le imprese premiate e quelle svantaggiate dai provvedimenti fiscali

Nel 2025, le imprese che beneficiano della deduzione per incremento occupazionale rappresentano il 15,5% del totale delle unità considerate (Prospetto 1). La quota di imprese favorite dal provvedimento è più elevata nella manifattura (21,7%) e nelle costruzioni (19,5%).

Si rileva inoltre che l’incidenza dei beneficiari aumenta all’aumentare del fatturato, in particolare oltre i 500mila, e la quota di beneficiari è più elevata tra le imprese con sede nel Mezzogiorno (17,5% del totale delle imprese nell’area), tra le imprese esportatrici e tra quelle che, sulla base dell’indicatore di sostenibilità economica e finanziaria (ISEF), risultano ‘in salute’ o ‘fragili’.

L’introduzione dell’IRES premiale avvantaggia solo l’1,4% delle imprese considerate.[i] La misura favorisce in particolare le unità della manifattura (4,5%) e dei servizi di pubblica utilità (2,4%). Tra i profili aziendali più interessati figurano le imprese con almeno due milioni di fatturato, quelle con sede nel Nord del Paese, le aziende orientate all’esportazione e le imprese più solide sotto il profilo economico e finanziario.

Considerando lo stanziamento quasi dimezzato per il credito d’imposta sugli investimenti in beni materiali 4.0 nel 2025 rispetto al 2024 (-45%), la platea delle aziende interessate dal provvedimento, rappresenta il 5,3% del totale delle imprese.[ii] Percentuali più elevate di aziende svantaggiate dal nuovo provvedimento si registrano nella manifattura (15,4%) e nei servizi di pubblica utilità (7,7%). In particolare, i segmenti di impresa più penalizzati si riscontrano tra le imprese esportatrici e, con l’aumentare della dimensione aziendale, tra quelle con almeno due milioni di fatturato, con sede nel Nord del Paese, orientate all’esportazione e tra le imprese più solide.

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