Comunicato stampa
Economia non osservata nei conti nazionali - Anni 2021-2024
Economia non osservata a 218 miliardi nel 2024, incidenza sul Pil in calo al 9,9%
Nel 2024 il valore dell’economia non osservata è pari a 218,2 miliardi,in aumento dello 0,3% rispetto al 2023, a fronte di una crescita del Pil corrente del 3,2%. La sua incidenza sul Pil scende al 9,9% dal 10,2% dell’anno precedente con una riduzione di 0,3 punti percentuali.
L’economia sommersa (ovvero al netto delle attività illegali)si attesta a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente), mentre il valore delle attività illegali scende a 19,8 miliardi.
Le unità di lavoro irregolari sono circa 3 milioni 277mila, con un incremento di oltre 145mila unità rispetto al 2023.
Economia non osservata, incidenza sul Pil in lieve calo
L’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che sfuggono all’osservazione diretta e comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale. Le principali componenti dell’economia sommersa sono rappresentate dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni intenzionalmente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione) o generato dall’impiego di lavoro irregolare. A queste si aggiungono il valore dei fitti non dichiarati, delle mance e un’ulteriore integrazione che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima contiene, in proporzione non identificabile, effetti riconducibili a fenomeni di natura puramente statistica ed elementi ascrivibili a componenti del sommerso non completamente intercettate dalle consuete procedure di stima.
L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono vietati dalla legge, sia le attività che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. In conformità con i regolamenti comunitari, le attività illegali incluse nel Pil dei Paesi Ue riguardano la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco.
Nel 2024 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata si attesta a 218,2 miliardi di euro, in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente (217,6 miliardi). A fronte di una crescita del Pil a prezzi correnti del 3,2%, l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil scende al 9,9%, dal 10,2% del 2023.
La dinamica complessiva dell’economia non osservata è sostenuta dalla crescita del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare, che aumenta del 3,9% (corrispondente a circa 3,1 miliardi di euro). Rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto dovuto alla sotto-dichiarazione registra una flessione dello 0,6% (pari a -0,6 miliardi di euro). Più marcata, invece, la contrazione delle altre componenti del sommerso: mance e fitti non dichiarati diminuiscono del 13,1% (pari a -1,6 miliardi) rispetto al 2023. In calo anche le attività illegali, che registrano una riduzione dello 0,9% (circa -0,2 miliardi).
Nel 2024 emerge una significativa ricomposizione del peso relativo delle diverse componenti dell’economia non osservata. In particolare, la quota del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare sale al 36,8%, con un incremento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2023 (35,5%). Di converso, il peso del valore aggiunto da sotto-dichiarazione scende al 49,3%, dal 49,7% del 2023. Le altre componenti del sommerso rappresentano il 4,9% del totale dell’economia non osservata, rispetto al 5,6% nel 2023.
Continua, infine, il progressivo ridimensionamento del peso dell’economia illegale sul totale dell’economia non osservata. Nel 2024 la sua quota si attesta al 9,1%, un punto percentuale al di sotto del livello del 2021 e 0,1 punti in meno rispetto al 2023.
Torna a crescere il sommerso nel settore delle Costruzioni
Nel 2024 il valore complessivo dell’economia sommersa si attesta a 198,4 miliardi di euro, in aumento dello 0,4% (+0,8 miliardi) rispetto all’anno precedente. La sua incidenza sul Pil, pari al 9%, torna sui livelli del 2021, interrompendo la tendenza mostrata nel biennio precedente (9,2% nel 2023 e 9,1% nel 2022).
La componente riconducibile alla sotto-dichiarazione è pari a 107,6 miliardi di euro (+0,6 miliardi rispetto ai 108,2 del 2023) mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare raggiunge 80,3 miliardi (+3,1 miliardi al confronto dei 77,2 dell’anno precedente). Le componenti residuali valgono 10,6 miliardi di euro, in significativa riduzione rispetto ai 12,2 miliardi del 2023.
La diffusione del sommerso economico è legata al tipo di mercato di riferimento piuttosto che alla tipologia di bene/servizio prodotto. Per cogliere questa caratteristica, nella descrizione si utilizza una disaggregazione settoriale che considera la specificità funzionale dei prodotti/servizi scambiati e non tanto le caratteristiche tecnologiche della produzione. Nella classificazione adottata, le attività industriali sono distinte in Produzione di beni alimentari e di consumo, Produzione di beni di investimento e Produzione di beni intermedi (che include il comparto energetico e gestione dei rifiuti). Nel terziario, le attività dei Servizi professionali sono considerate separatamente dagli Altri servizi alle imprese.
Nel complesso, il peso del sommerso economico sul valore aggiunto è più elevato negli Altri servizi alle persone, dove raggiunge il 30,7%, nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%) e nelle Costruzioni (17,7%). Si osserva invece un’incidenza più contenuta negli Altri servizi alle imprese (5%), nella Produzione di beni d’investimento (4%) e nella Produzione di beni intermedi (1,4%).
La lieve riduzione dell’incidenza complessiva del sommerso economico sul valore aggiunto, che passa dal 10,3% del 2023 al 10% nel 2024, è il risultato di dinamiche settoriali eterogenee. Si osserva una contrazione del sommerso in molti settori, e in particolare negli Altri servizi alle persone (-0,9 punti percentuali rispetto al 2023). Aumenti si registrano, invece, nelle Costruzioni (+1,2 punti, dopo un triennio di sensibili riduzioni), nei Servizi professionali (+0,4 punti) e in Agricoltura (+0,2 punti).
La componente riconducibile alla sotto-dichiarazione ha un peso significativo negli Altri servizi alle persone e nelle Costruzioni, dove rappresenta in entrambi i casi il 10,8% sul valore aggiunto del settore, nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (10,7%) e nei Servizi professionali (10,3%). Il fenomeno risulta invece più contenuto nell’Istruzione, sanità e assistenza sociale (3%), nella Produzione di beni di investimento (2,7%), negli Altri servizi alle imprese (2,5%) e nella Produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (0,5%).
Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare presenta un peso particolarmente elevato negli Altri servizi alle persone, dove rappresenta il 19,4% del valore aggiunto del settore, anche per l’inclusione del lavoro domestico, e in Agricoltura, dove il valore aggiunto sommerso, connesso esclusivamente alla componente di lavoro irregolare, è pari al 15,2% del totale del comparto. Al contrario, il fenomeno risulta più limitato nei comparti industriali (con una incidenza compresa tra lo 0,9% e il 2,8%) e negli Altri servizi alle imprese (1,5%).
Ancora in crescita il lavoro irregolare
Sono definite irregolari le posizioni lavorative per le quali non viene rispettata la normativa vigente in materia fiscale e contributiva, nonché quelle relative ad attività illegali e, quindi, non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e attraverso le fonti amministrative.
Nel 2024 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità sono 3 milioni e 277mila, di cui 2 milioni e 396mila unità sono occupate come dipendenti. Rispetto al 2023, il lavoro irregolare aumenta del 4,6%, pari a poco più di 145mila Ula.
La crescita è più sostenuta per la componente dipendente, che aumenta del 5,4% (+121,8mila Ula dipendenti), ad un ritmo circa doppio rispetto a quella indipendente, in aumento del 2,7% (+23,4mila Ula indipendenti).
Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza percentuale delle Ula non regolari sul totale delle Ula, sale nell’ultimo anno al 13,1% dal 12,7% del 2023.
L’incremento del tasso di irregolarità è dovuto alla forte crescita del lavoro non regolare, la cui dinamica (+4,6%) è circa tre volte superiore a quella della componente regolare. Quest’ultima mostra nel 2024 un aumento dell’1,6% (circa +339mila Ula), esclusivamente per la componente dipendente che cresce del 2,9% (+437,5mila Ula regolari dipendenti). Le Ula indipendenti regolari registrano invece una diminuzione dell’1,6% (-98,5mila Ula regolari indipendenti).
Il tasso di irregolarità si conferma più elevato tra i dipendenti (13,2%) rispetto agli indipendenti (12,7%). Prosegue, tuttavia, la tendenza alla riduzione del divario tra le due componenti, in atto dal 2018.
Nell’ultimo anno si riscontra un aumento di 0,3 punti percentuali del tasso di irregolarità per le unità di lavoro dipendenti e di 0,5 punti percentuali per quelle indipendenti.
Differenze settoriali nella dinamica del lavoro irregolare
Nel 2024, l’incidenza del lavoro irregolare sull’occupazione totale aumenta in numerosi settori di attività economica. Gli unici comparti in controtendenza sono stati quelli dell’Istruzione, sanità e assistenza sociale e degli Altri servizi alle imprese che segnano un calo, rispettivamente, di 0,2 e 0,1 punti percentuali.
I comparti nei quali si osserva l’aumento più consistente del tasso di irregolarità sono gli Altri servizi alle persone (+0,9 punti percentuali), l’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca e le Costruzioni (+0,8 punti in entrambi). Crescite più contenute si rilevano nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e nella Produzione di beni di investimento (+0,5 punti percentuali per entrambi), nella Produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (+0,3 punti), nella Produzione dei beni alimentari e di consumo (+0,2 punti) e nei Servizi professionali (+0,1 punti).
In Agricoltura, settore fortemente caratterizzato da una significativa presenza di lavoro irregolare, la crescita del tasso complessivo, che passa dal 17,6% del 2023 al 18,4% del 2024, è interamente riconducibile alla componente indipendente, il cui tasso di irregolarità aumenta di 1,1 punti percentuali. Per i dipendenti si è registrata, invece, una flessione di 0,3 punti percentuali, in controtendenza rispetto a tutti gli altri settori, nei quali il tasso di irregolarità della componente dipendente risulta in aumento.
Per gli indipendenti, nel 2024 il tasso di irregolarità raggiunge il livello più alto dall’inizio delle serie storiche nei settori dell’Industria in senso stretto (12,6%), nel Commercio trasporti, alloggio e ristorazione (16,8%) e negli Altri servizi alle persone (21,2%).
Nel complesso, l’incidenza del lavoro irregolare è più rilevante nel terziario (14,2%) e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli Altri servizi alle persone (41,4%), dove si concentra la domanda di prestazioni lavorative non regolari da parte delle famiglie. Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari in Agricoltura (18,4%), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (15,5%) e nelle Costruzioni (13,6%).
Complessivamente, nei settori degli Altri servizi alle persone e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione si concentra circa il 62% delle Ula non regolari totali (quota che sale al 65,4% per le Ula dipendenti e si attesta al 52,1% per quelle indipendenti). Nell’Industria in senso stretto, dove la diffusione del lavoro irregolare è più contenuta (6,0%), il comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo presenta il tasso di irregolarità più elevato (7,9%).