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Le statistiche sull’acqua - Anni 2023-2025
In data 20 marzo 2025 alle ore 15 è stata effettuata la sostituzione del file di tavole allegato a causa di un refuso in uno dei titoli (tav. 9)
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata ogni 22 marzo, l’Istat pubblica un focus che raccoglie i risultati più recenti delle indagini e delle analisi condotte sul tema dall’Istituto. L’obiettivo è offrire all’utente una visione integrata delle statistiche sulle acque, con particolare attenzione al territorio, alla popolazione e alle attività economiche. In questa edizione, il quadro informativo si arricchisce con nuove informazioni provenienti dalla prima edizione dell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura (anno di riferimento 2024) condotta nell’ambito del Censimento permanente dell’agricoltura.
Sintesi dei principali risultati
Nel 2024, in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile: il livello più basso degli ultimi 25 anni e il 3,0% in meno rispetto al 2022.
L’Italia si conferma da oltre vent’anni il Paese Ue che preleva più acqua dolce per uso potabile, superando nettamente Francia e Germania. Il primato si accompagna a un forte ricorso alle acque sotterranee. Anche in valori pro capite l’Italia, con 150 metri cubi annui per abitante, è ai vertici europei e seconda solo all’Irlanda.
Nel 2024, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua nei capoluoghi di provincia/città metropolitana sono oltre un milione (5,8% della popolazione), in aumento rispetto ai 760mila dell’anno precedente (4,3% nel 2023), e i Comuni coinvolti salgono da 14 a 17. Le criticità riguardano soprattutto il Mezzogiorno e, in particolare, la Sicilia.
Nel 2025, 2,7 milioni di famiglie dichiarano di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione: sono il 10,2% delle famiglie, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Nel 2025, tre famiglie su 10 non si fidano a bere l’acqua del rubinetto, ma sono oltre la metà in Sicilia (57,6%) e Sardegna (52,1%).
Nel 2023, quasi 19 milioni di metri cubi di acque minerali naturali sono state prelevate a fini di produzione (+0,2% rispetto al 2022), di cui oltre la metà al Nord (53,7%) e il 22,9% al Sud.
Nel 2023 la produzione di beni e servizi per la gestione delle acque reflue e dell’acqua è pari a 15 miliardi a prezzi correnti (+0,5% rispetto al 2022) e genera un valore aggiunto di 6,2 miliardi (-1,3% rispetto al 2022), pari allo 0,3% del Pil italiano. Il 95% del valore della produzione riguarda beni e servizi per la depurazione delle acque reflue e il rimanente 5% le attività finalizzate a rendere efficiente il prelievo di acqua, ridurre le perdite nella distribuzione e preservare lo stock di risorse idriche.
Nel 2023, la spesa per servizi di gestione delle acque reflue è pari a 13,5 miliardi a prezzi correnti (+1% rispetto al 2022), ed è sostenuta per il 71% dalle imprese, il 19% dalle famiglie e il 10% dalla PA e dal settore no profit.
Nel 2023, il 71,4% della spesa per la gestione delle acque reflue è destinato all’utilizzo di servizi di depurazione da parte di imprese, famiglie e Pubblica Amministrazione; il 21,3% a investimenti (effettuati prevalentemente da operatori del servizio idrico integrato); il restante 7,3% è sostenuto dalla Pubblica Amministrazione per servizi forniti a beneficio dell’intera collettività (amministrazione, regolamentazione, formazione, informazione e comunicazione).
Nell’annata agraria 2022/2023 dei 3.575mila ettari di superficie agricola irrigabile, il 66,2% si trova al Nord. La principale fonte di approvvigionamento idrico a livello nazionale è l’acquedotto, il consorzio d’irrigazione e bonifica o altro ente irriguo, che fornisce acqua al 61,3% delle superfici complessivamente irrigate. Al Centro e nel Sud prevalgono le forme di autoapprovvigionamento che coprono, rispettivamente, il 69,2% e il 49,8% delle superfici irrigate.
Nel 2024, oltre il 90% delle aziende agricole italiane segnala difficoltà d’irrigazione; nel Mezzogiorno raggiunge il 97,5% al Sud e il 98,8% nelle Isole, con punte del 99,2% in Sicilia. Nel Centro-nord le percentuali risultano più contenute, attestandosi su valori meno elevati nel Nord-est (68,1%) e nel Centro (81,1%). A livello nazionale, il 58,9% delle aziende agricole che dichiarano problemi irrigui è di piccole dimensioni (fino a 10 ettari), con un picco al Sud (72,2%), mentre l’incidenza delle grandi aziende (oltre 50 ettari) è limitata al 5,9%.