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La struttura produttiva e la competitività delle imprese appartenenti alla filiera della moda

Alfredo Cirianni

Versione integrale del n. 3/2023

Il presente lavoro è stato sviluppato nell’ambito del progetto relativo alle analisi delle interdipendenze settoriali e analisi della struttura produttiva e performance economica delle filiere produttive di natura distrettuale del made in Italy.

In particolare, vengono analizzate da un punto di vista teorico ed empirico le filiere del comparto moda, costituito dal settore tessile, abbigliamento, pelli e calzaturiero e gioielleria, facendo riferimento ai dati del frame SBS unità giuridiche relativo all’anno 2019, ai dati del censimento permanente dell’industria e dei servizi riferito all’anno 2018, ai dati del commercio estero e del fatturato mensile dell’industria riferiti esclusivamente al comparto della moda.

L’analisi empirica mostra come le micro imprese siano la maggior parte nel comparto moda, costituito da circa 56 mila imprese nel 2019 con un peso del valore aggiunto pari al 15,2 per cento mentre le grandi imprese, con 250 addetti e oltre, pur essendo solamente lo 0,2 per cento, hanno un peso in termini di valore aggiunto pari al 27,6 per cento. Le micro imprese hanno contenute performance economiche, che vedono una crescita della produttività nominale del lavoro al crescere della dimensione aziendale mentre il più contenuto costo del lavoro delle piccole imprese ne determina una maggiore redditività delle vendite. A livello di divisione economica, la maggior parte delle imprese, pari al 53,6 per cento, operava nel 2019 nel settore dell’abbigliamento con il 37,1 per cento di fatturato simile al settore delle pelli, cuoio e calzature che, quindi, ha una dimensione media in termini di fatturato maggiore. A livello di divisione economica, il settore delle pelli e calzaturiero è quello con la migliore competitività di costo, pari a 150,9 euro di valore aggiunto per addetto per ogni 100 euro di costo del lavoro unitario, per effetto di minore costo del lavoro unitario rispetto all’industria tessile, nonostante una più contenuta produttività nominale del lavoro.

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