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Nuovi italiani venuti da lontano

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Sono un milione e 250mila le persone che risiedono in Italia, hanno la cittadinanza italiana e sono originarie di un Paese extraeuropeo. Questo ci dicono i dati aggiornati al primo gennaio 2021[1]. E occorre specificare che, fra questi, 400mila sono bambini e ragazzi con meno di 18 anni che sono diventati italiani perché i loro genitori hanno acquisito la cittadinanza.

La presenza extracomunitaria appare quindi consolidata nel nostro Paese, a prescindere da quanti, in seguito, ottengono la cittadinanza. Infatti le persone straniere di origine extracomunitaria regolarmente presenti in Italia sono oltre tre milioni 370mila. Ma da dove vengono? L’abbiamo chiesto a Cinzia Conti, ricercatrice Istat esperta della materia.

I flussi sono cambiati nel corso del tempo. Negli anni meno recenti venivano prevalentemente dal continente africano, in seguito c’è stato il periodo delle migrazioni dai Paesi balcanici e dell’Est Europa. Dagli anni Duemila abbiamo visto una crescita degli ingressi dal sub continente Indiano. Nell’ultimo decennio poi sono aumentati i flussi di persone in cerca di asilo politico, inizialmente provenivano in gran parte dall’Africa, successivamente è cresciuta la componente asiatica e più recentemente anche quella sudamericana – da Venezuela e Salvador in particolare – e nell’ultimo anno abbiano iniziato a vedere anche un incremento degli ingressi dall’Afghanistan.

E dove si stabiliscono nel nostro Paese?

Prevalentemente al Centro-nord che offre, evidentemente, maggiori occasioni dii stabilizzazione. Si trova lì anche la maggior parte di chi, in seguito, chiede e ottiene la cittadinanza italiana. E al Nord abbiamo la più alta quota di studenti di origine straniera nelle nostre scuole.

A proposito di giovanissimi, molti sono nati in Italia e al compimento del 18 anno possono diventare italiani, giusto?

Sì, ma non tutti decidono di farlo. Del resto si tratta di una scelta identitaria e di appartenenza e dipende anche dalla possibilità – data dal Paese di origine – di mantenere una doppia cittadinanza. In alcuni casi la rinuncia alla cittadinanza di origine comporta una perdita di diritti esercitabili nel Paese di provenienza e questo non sempre è desiderabile.

A proposito del 2020, anno della pandemia, come sono stati i flussi in ingresso?

Sensibilmente diminuiti per lo stop alla mobilità che abbiamo vissuto tutti. Volendoci soffermare su un caso specifico: si sono dimezzati gli ingressi dagli USA, ad esempio. In particolare, sono stati rilasciati a giovani statunitensi circa 200 permessi per studio contro i 2000 del 2019.  Si sono dimezzati anche i permessi per asilo. A questo proposito bisogna sottolineare che, al di là degli effetti della pandemia, negli ultimi anni la quota di richieste di asilo respinte è comunque molto elevata.

Rispetto al passato, possiamo parlare oggi di equilibrio di genere?

Rispetto alla presenza sicuramente c’è più equilibrio rispetto al passato. Permangono squilibri nelle singole comunità: ad esempio abbiamo circa l’80 per cento di donne fra i cittadini Ucraini che vivono in Italia.  In altri casi –come per la comunità Marocchina che negli anni 80’-90’ vedeva una netta prevalenza di uomini – abbiamo visto riequilibrarsi il genere, anche in ragione dei ricongiungimenti familiari. Per i nuovi flussi in arrivo, quelli per ricongiungimento familiare sono sbilanciati al femminile, mentre sono soprattutto uomini ad arrivare come richiedenti asilo.

Per saperne di più:

leggi il Report Cittadini non comunitari in Italia

consulta l’infografica Stranieri in Italia

 

[1] Questo dato non rappresenta naturalmente l’insieme delle persone straniere in Italia, chi volesse una panoramica può riferirsi ai dati 2019 del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni che stima un complesso di poco più di cinque milioni di stranieri, comunitari ed extracomunitari.

 

Data di pubblicazione: 16 novembre 2021