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Retribuzioni contrattuali - Gennaio-marzo 2026

Alla fine di marzo 2026, per l’insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica sono 46; riguardano circa 9 milioni di dipendenti, che corrispondono al 68,8% del totale. Tale percentuale è la sintesi di una quota pari all’87,9% nel settore privato e a zero nella pubblica amministrazione, che ha tutti i contratti scaduti.

Nel corso del primo trimestre 2026 sono stati recepiti 7 contratti: 5 nel settore industriale, 1 nei servizi privati e 1 nella pubblica amministrazione relativo al triennio 2022-2024.

A fine marzo 2026, i contratti in attesa di rinnovo sono 29 e coinvolgono circa 4,1 milioni di dipendenti, di cui 1,2 milioni nel settore privato e 2,8 nella pubblica amministrazione.

Tra marzo 2025 e marzo 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 23,1 a 14,9 mesi; per il totale dei dipendenti da 10,9 a 4,7 mesi.

La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-marzo 2026 è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a marzo 2026, aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a marzo 2025; l’aumento tendenziale è stato più marcato per i lavoratori della pubblica amministrazione (+3,2%) rispetto a quello dei dipendenti dell’industria e dei servizi privati (+2,3% entrambi).

I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono: energia e petroli (+7,7%), estrazione di minerali (+7,4%) e servizio smaltimento rifiuti (+5,7%). L’incremento è invece nullo per le farmacie private.


Il commento

Alla fine di marzo 2026, nel settore privato, grazie agli accordi recepiti nel corso dei primi tre mesi dell’anno, la quota di dipendenti con il contratto scaduto si è ulteriormente ridotta scendendo a poco più di uno su dieci. La crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali, in diffuso rallentamento, per il terzo trimestre consecutivo è inferiore al tre per cento, rimanendo ancora superiore all’inflazione. La dinamica a livello settoriale è più favorevole per la pubblica amministrazione, seguita da quella dei servizi privati e dell’industria.

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