Comunicato stampa

  1. Home
  2. /
  3. Comunicato stampa
  4. /
  5. Geografie funzionali per l’analisi...

Geografie funzionali per l’analisi territoriale

Le analisi riportate nel testo sono basate sulla geografia comunale al 1° gennaio 2025 e sui più recenti dati di popolazione (31/12/2024). Le metodologie applicate, le modalità di diffusione e accesso ai dati e le definizioni sono descritte nella Nota Metodologica e nel Glossario.

A completamento del processo avviato con la nuova geografia dei sistemi locali del lavoro (SLL) al 2021, l’Istat ha aggiornato altri ambiti funzionali territoriali, in modo coerente con le geografie e tipologie definite a livello europeo: Zone urbane funzionali (FUA), Zone costiere e Grado di urbanizzazione dei Comuni. La produzione e diffusione di queste classificazioni avviene in applicazione di un regolamento europeo.

Le geografie funzionali diffuse e analizzate in questo report permettono di comprendere meglio le caratteristiche del luogo in cui si risiede e di ricondurvi dimensioni socio-economiche essenziali per le condizioni di vita, quali il lavoro, la salute, l’educazione, la qualità dell’ambiente ecc. Inoltre, consentono l’analisi puntuale di fenomeni che si devono descrivere in relazione alle specifiche dei luoghi, ad esempio, la blue economy nelle Zone costiere o il turismo nelle Città rispetto alle aree rurali. Infine, attraverso la definizione della geografia delle Città, non solo riconducibile ai limiti amministrativi ma anche alla concentrazione della popolazione sul territorio, e delle rispettive Zone di pendolarismo, è possibile analizzare temi cogenti per aree urbane nazionali, a partire dalle pressioni ambientali che queste aree generano e a come governarle. Grazie al quadro normativo comunitario armonizzato, tutte le statistiche e gli indicatori prodotti per queste geografie funzionali sono confrontabili tra paesi dell’Unione europea.

Sintesi dei principali risultati

Le Zone densamente popolate includono 298 Comuni; in esse vive oltre un terzo della popolazione (36,8%). Il maggior numero di abitanti (45,4%) risiede invece in Zone a densità intermedia di popolazione, per un totale 2.462 Comuni. Le Zone scarsamente popolate (o Zone rurali) includono la maggior parte dei Comuni (5.136 pari al 65%), ma con un contenuto peso demografico (17,8%).

Le regioni dove larga parte degli abitanti vive in Zone densamente popolate sono Campania (60,9% della popolazione) e Lazio (55,3%), seguite, con oltre il 40%, da Liguria e Lombardia. All’opposto oltre la metà della popolazione vive in Comuni delle Zone rurali in Molise e Basilicata e poco meno della metà in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (48,7%). In termini di numerosità di Comuni è sempre la Campania a mostrare l’incidenza maggiore nella prima classe (16,6%), seguita da Lombardia (7,9%) e Puglia (5,1%).

Le Città italiane (secondo la definizione europea) sono in aumento: da 87 nel 2011 a 89 nel 2021. È la Puglia la regione con il maggior numero di Città (13) seguita da Emilia-Romagna (11) e Lombardia e Sicilia (9). Nell’arco del decennio aumenta anche il numero delle Città estese: da 2 (Milano e Napoli) a 11.

Le Zone urbane funzionali (FUA: Città e rispettive Zone di pendolarismo) sono 83, stabili rispetto al 2011, ma con ingresso della nuova FUA di Vigevano (e uscita di quella di Massa).  Complessivamente nelle FUA risiede il 58,7% della popolazione (territorialmente includono il 28,0% dei Comuni e il 25,1% della superficie nazionale).

Alcune Città di grandi dimensioni (Roma, Palermo, Bari e Catania) riescono ad attrarre elevati flussi di pendolarismo per motivi di lavoro non solo dai Comuni limitrofi, ma anche da altre Città poste nelle vicinanze, delineando condizioni di policentrismo.

Nelle regioni che si affacciano sul mare, i Comuni delle Zone costiere subiscono in misura inferiore il calo demografico che caratterizza la generalità delle unità amministrative del Paese (tranne che in Toscana e Veneto); rispetto al 2011, in Lazio, Emilia-Romagna e Abruzzo si misura una variazione positiva della popolazione delle Zone costiere.

Oltre un terzo della popolazione risiede in Comuni a più elevato Grado di urbanizzazione

A livello Ue, secondo definizioni armonizzate, le oltre 95mila Unità amministrative locali europee (per l’Italia i Comuni) sono distinte in tre classi secondo il Grado di urbanizzazione (Degurba): Zone densamente popolate, Zone a densità intermedia di popolazione e, a complemento territoriale, le Zone scarsamente popolate. L’Istat, in sinergia con Eurostat, ha identificato 298 Comuni (tra i 7.896 vigenti al 1° gennaio 2025) nella classe a più elevato grado di urbanizzazione (poco meno del 4% del totale); quasi un terzo (il 31,2%) nelle zone a densità intermedia, e la maggioranza (circa due terzi) nell’ultima classe.

Rispetto al 2011 aumentano i Comuni nella prima classe (+0,5% Comuni e +1,6% della popolazione 2024) principalmente per la crescita demografica nelle maggiori conurbazioni (Milano e Napoli). Al tempo stesso, la classe intermedia si contrae, per il decremento di abitanti in alcune zone del Paese a media densità di popolazione, con crescita dei Comuni attribuiti alle Zone scarsamente popolate (+1,3% di Comuni e +0,9% della popolazione).

In Campania e Lazio oltre la metà della popolazione risiede in Comuni ad elevato Grado di urbanizzazione; nelle Marche e in Veneto più del 60% in zone a media densità di popolazione

L’insediamento antropico, espresso attraverso il Grado di urbanizzazione, presenta una significativa variabilità regionale sia in termini di popolazione residente sia di numerosità dei Comuni. Se a livello nazionale circa un terzo degli italiani risiede in Zone densamente popolate (i Comuni nella classe sono il 36,8%), in cinque regioni l’incidenza è superiore: Campania e Lombardia per la presenza delle estese conurbazioni di Napoli e Milano (rispettivamente con il 60,9% e il 44,2% della popolazione nella classe), il Lazio per la Capitale e il suo hinterland
(sette i Comuni che da soli rappresentano il 55,4% della popolazione regionale), la Liguria, per la concentrazione (47,4%) di popolazione in tre dei capoluoghi (Genova, La Spezia e Savona) e l’Emilia-Romagna, largamente per il network di addensamenti urbani lungo la via Emilia. Nei Comuni della seconda classe a densità intermediarisiede il 45,4% della popolazione; nel Veneto e nelle Marche la quota raggiunge, rispettivamente, il 63,0% e 61,1%. La distribuzione della popolazione in ambiti classificati come Zone scarsamente popolate caratterizza, con incidenza tra il doppio e il triplo rispetto al valore medio nazionale (17,8%), i territori montani: le regioni alpine (Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e province autonome di Trento e Bolzano/Bozen) e appenniniche (Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria).

Tre nuove Città definite secondo i criteri europei

Le Città, principali poli urbani definiti attraverso una metodologia armonizzata Ue tra le unità amministrative incluse nelle zone densamente popolate, sono oltre 700 nell’insieme dei 27 Paesi Ue e, tra queste, 89 sono individuate in Italia, dove si identificano anche 11Città estese.

Rispetto al 2011 sono state identificate tre nuove Città: Guidonia Montecelio, Tivoli e Vigevano, tutte correlate all’espansione delle principali conurbazioni italiane (le prime due collegate a Roma e la terza a Milano), mentre i Comuni di Rovigo e Massa, in conseguenza delle variazioni nella densità di popolazione nei rispettivi Agglomerati ad alta densità di riferimento non hanno più i requisiti per essere classificati come Città.

Secondo l’applicazione dei parametri armonizzati Ue, ulteriori 9 Città divengono ora Città estese: Catania (7 Comuni interessati), Pescara (3), Caserta (10), Cagliari (2), Cosenza (2), Acireale (3), Anzio (2), Bergamo (15) e Guidonia Montecelio (2). Queste Città estese si aggiungono a quelle molto ampie di Milano (96 Comuni) e Napoli (78) già consolidate nel 2011.

Alcune Città e Città estese mostrano relazioni tra loro in termini di flussi di pendolarismo, delineando situazioni di policentrismo. Nel 2021 questa situazione si verifica tra Roma, Anzio, Guidonia Montecelio e Tivoli; Palermo e Bagheria; Bari e Bitonto; Catania e Acireale.

L’Italia ha un elevato numero di FUA, ma più della metà con dimensione demografica contenuta

Istat ed Eurostat hanno delineato le Zone di pendolarismo delle Città identificando così le 83 Zone urbane funzionali (FUA) italiane. Nel 2021 le FUA nei Paesi Ue ed EFTA sono 593.   

Le 83 FUA nazionali includono nel complesso 2.207 Comuni (28,0%) e poco meno del 60% della popolazione.  Nelle Isole la quota di popolazione dell’universo scende al 51,9% mentre nel Nord-ovest è la più elevata (quasi il 64%).

La maggioranza delle FUA (65,1%) ha una dimensione demografica inferiore ai 250mila abitanti. Il Sud ha una concentrazione più che doppia rispetto al totale nazionale di FUA nella classe più bassa di popolazione (meno di 100mila abitanti). Questo profilo è da ricondursi a un mercato del lavoro e anche ad una dotazione infrastrutturale meno sviluppati che si traducono in flussi di pendolarismo più contenuti e, in alcuni casi, nella presenza di FUA costituite dalla sola Città(7 solo in Puglia). Nel Nord-ovest una FUA su quattro ha più di 500mila abitanti (Torino quasi 1,8 milioni e Milano 5 milioni) e nel Nord-est e nelle Isole circa una su cinque. Nel Centro (16,6%) e soprattutto al Sud (8,0%) l’incidenza delle FUA oltre i 500mila abitanti è più bassa (ma, rispettivamente, Roma e Napoli superano il milione.

Ti è stata utile questa pagina?

    Gli aggiornamenti di Istat ogni settimana