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La redistribuzione del reddito in Italia - Anno 2025

In questa analisi si valutano gli effetti redistributivi del sistema di tasse e benefici nel complesso e l’impatto sui redditi delle famiglie di alcuni interventi entrati in vigore nel 2025: (i) il passaggio dalla decontribuzione parziale per i lavoratori dipendenti al bonus fiscale e all’ulteriore detrazione; (ii) il passaggio dall’esonero contributivo totale per le lavoratrici madri al bonus mamme; (iii) l’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’assegno unico (AUU), il bonus nuovi nati e le modifiche al bonus asilo nido; (iv) le modifiche a soglie e importi dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL); (v) il contributo straordinario di 200 euro per il sostegno delle spese energetiche e l’aggiornamento dei bonus sociali.

Nel complesso, il sistema di tassazione diretta e di trasferimenti sociali riduce la diseguaglianza nel reddito delle famiglie, valutata dall’indice di Gini, di 16,1 punti percentuali (da 47,3% a 31,2%). La riduzione è maggiore nel Mezzogiorno (-17,2 punti percentuali) dove si stimano le disuguaglianze più ampie tra i redditi primari.

Passando agli interventi entrati in vigore nel 2025, si stima che la transizione dalla decontribuzione parziale per i lavoratori dipendenti alle nuove misure fiscali (bonus fiscale e ulteriore detrazione) determini, in media, un incremento di 95 euro annui dei redditi di quasi 13,4 milioni di famiglie: per 6,3 milioni si stima una variazione positiva del reddito per nucleo familiare (+365 euro), per le restanti 7,1 milioni una variazione negativa (-145 euro).

La variazione sul reddito complessivo delle famiglie è molto contenuta, inferiore allo 0,8% per quelle che guadagnano e allo 0,3% per quelle che perdono. Sia le famiglie che beneficiano sia quelle penalizzate da queste misure ricadono prevalentemente nelle fasce centrali della distribuzione del reddito, in cui si trova la quota maggiore di nuclei con lavoratori dipendenti.

La rimodulazione delle misure di sostegno ai redditi delle lavoratrici madri ha prodotto effetti sul reddito di circa 900mila famiglie. Per la metà di queste, si stima un effetto positivo sul reddito di circa 415 euro all’anno; si tratta delle famiglie con lavoratrici autonome o dipendenti a tempo determinato con due o più figli che non erano destinatarie nel 2024 di alcuna misura specifica. Per l’altra metà si stima invece una perdita, pari in media a poco più di 1.000 euro annui; in questo caso si tratta di famiglie di lavoratrici a tempo indeterminato madri di due figli che non hanno accesso al bonus di 40 euro (se con reddito superiore a 40mila euro) o che ne ricavano un beneficio inferiore a quello dell’esonero totale dei contributi, di cui erano destinatarie nel 2024.    

L’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’Assegno Unico e Universale (AUU), le modifiche al bonus asilo nido e l’introduzione del bonus nuovi nati comportano, nel complesso, un beneficio medio pari a circa 120 euro annui per oltre 6 milioni di famiglie (il 22,6% delle famiglie residenti). Il miglioramento del reddito è superiore alla media per le famiglie delle fasce centrali della distribuzione (rispettivamente 154 e 192 euro).

Le modifiche a soglie e importi dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) comportano un miglioramento del reddito medio disponibile di oltre 1.300 euro annui a beneficio di un milione di famiglie circa (il 3,9% delle famiglie residenti). La quasi totalità di queste famiglie (92,5%) si colloca nel primo quinto della distribuzione del reddito. Il guadagno comporta un incremento medio del reddito familiare del 10% circa.

L’aggiornamento degli importi dei bonus sociali per elettricità e gas, valutati congiuntamente all’introduzione del bonus straordinario di 200 euro, ha portato a un aumento medio di 168 euro su base annua dei redditi per il 30% delle famiglie residenti. Di queste, il 90% ricade nei primi tre quinti della distribuzione del reddito. 

Le modifiche al sistema di tasse e benefici introdotte nel corso del 2025 e qui prese in esame migliorano l’equità della distribuzione del reddito disponibile delle famiglie misurata dall’indice di Gini che passa dal 31,41% prima degli interventi normativi al 31,17% dopo la loro attuazione.

L’intervento pubblico aumenta il reddito delle famiglie erogando trasferimenti monetari e lo diminuisce prelevando contributi sociali e imposte. Aggiungendo i trasferimenti pubblici al reddito primario, si ottiene il reddito lordo da cui, sottraendo i contributi sociali obbligatori e le imposte, si ottiene il reddito disponibile delle famiglie. Le politiche determinano una maggiore equità se i trasferimenti e il prelievo riducono le distanze fra i redditi disponibili delle famiglie. Gli effetti redistributivi del sistema di tasse e benefici vengono stimati confrontando i redditi individuali e familiari prima e dopo l’intervento pubblico.

I provvedimenti normativi introdotti nel 2025 con un impatto sul reddito delle famiglie per i quali si fornisce una valutazione sono: (i) il passaggio dall’esonero contributivo parziale per i lavoratori dipendenti alle due misure fiscali, il bonus o l’ulteriore detrazione; (ii) il passaggio dall’esonero contributivo totale per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato madri di due o più figli al bonus mamme di 40 euro mensili; (iii) l’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’Assegno Unico e Universale (AUU), valutato congiuntamente all’introduzione del bonus nuovi nati e alle modifiche al bonus asilo nido con l’eliminazione del requisito di presenza nel nucleo familiare di almeno un minore di 10 anni; (iv) l’innalzamento della soglia ISEE e l’aumento degli importi sia dell’Assegno di Inclusione (ADI) che del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL); (v) l’introduzione del contributo straordinario di 200 euro per il sostegno delle spese energetiche delle famiglie (c.d. bonus energia), valutato congiuntamente alla variazione avvenuta tra il 2024 e il 2025 negli importi dei bonus sociali per l’elettricità e il gas.

Le stime degli effetti prodotti da questi provvedimenti sul reddito disponibile delle famiglie e sulla sua distribuzione sono ottenute con il modello di microsimulazione FaMiMod (Cfr. Nota metodologica). L’universo di riferimento sono tutte le famiglie residenti in Italia, di cui si osserva un campione rappresentativo.

Diseguaglianza nella distribuzione dei redditi delle famiglie prima e dopo l’intervento pubblico

Nel 2025 la stima della diseguaglianza del reddito primario, misurata dall’indice di Gini, è pari a 47,28%. Dopo i trasferimenti e il prelievo, la diseguaglianza del reddito disponibile equivalente risulta significativamente inferiore e pari a 31,17%: l’intervento pubblico riduce quindi la diseguaglianza, in termini assoluti, di 16,11 punti percentuali. Nella riduzione delle disparità economiche tra famiglie, l’effetto dei trasferimenti risulta più rilevante (11,45 p.p.) rispetto a quello del prelievo contributivo e tributario (4,66 p.p.).

Prima dell’intervento pubblico, la diseguaglianza dei redditi si conferma significativamente più alta nel Mezzogiorno (49,73%) rispetto al Centro (45,52%) e al Nord (43,29%). L’effetto redistributivo dei trasferimenti e del prelievo sui redditi delle famiglie è più ampio nel Mezzogiorno (oltre 17 punti percentuali). Dopo l’intervento pubblico, permangono diseguaglianze del reddito disponibile tra le aree geografiche, ma con distanze assolute più contenute rispetto a quelle rilevate per il reddito primario.

Le pensioni e gli altri trasferimenti pubblici costituiscono gli strumenti per trasferire risorse finanziarie alle persone anziane, disoccupate, inabili o minori. Nel complesso, le pensioni IVS (Vecchiaia, Invalidità e Superstiti) costituiscono la quota prevalente dei trasferimenti monetari pubblici alle famiglie (il 19,6%), mentre le voci relative alle altre pensioni (2,7%) e le prestazioni sociali per la famiglia (1,7%) e per il lavoro (2,1%) rappresentano nell’insieme il 6,5% del reddito lordo del totale delle famiglie. I trasferimenti pensionistici sono la fonte di reddito prevalente (quasi il 70% del reddito complessivo) per le famiglie con i redditi più bassi (Figura 1). I redditi primari sono, invece, la fonte prevalente di reddito per le famiglie con redditi più elevati: dal terzo quinto in poi della distribuzione dei redditi familiari equivalenti, i redditi primari superano ampiamente il 70% del reddito complessivo.

La distribuzione delle imposte dirette e dei contributi sociali per quinti di reddito disponibile familiare riflette il diverso grado di progressività delle specifiche forme di prelievo (Tavola 2). I contributi sociali sui datori (12,2%) e sui lavoratori (6,4%) sono la forma più rilevante, prelevando complessivamente il 18,6% del reddito lordo delle famiglie. Il profilo distributivo dei contributi a carico dei datori è moderatamente progressivo fatta eccezione per l’ultimo quinto, dove l’effetto dei massimali riduce il peso dei contributi sui datori, mentre quello dei contributi a carico dei lavoratori è leggermente regressivo per effetto dei minimali.

L’Irpef e le altre imposte dirette rappresentano complessivamente il 15,4% del reddito lordo delle famiglie (rispettivamente il 12,7% e il 2,7%). L’incidenza dell’Irpef aumenta al crescere del reddito familiare lordo, risultando quasi cinque volte maggiore nell’ultimo quinto con i redditi più alti (17,8%) rispetto al primo (3,6%). Sono moderatamente progressive anche le altre imposte dirette, la cui incidenza sul reddito lordo varia dall’1,9% del primo quinto al 3,4%.

Le misure di sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti

Con la legge di bilancio per il 2025 il legislatore ha modificato la natura del sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti sostituendo l’esonero contributivo parziale, nella forma prevista dalla L. 213/2023 (art. 1 c. 15),  con due nuove misure di natura fiscale (L. 207/2024 art.1 cc 4-9). La prima consiste in una somma esente (il bonus fiscale) destinata ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo inferiore a 20mila euro il cui importo è pari a una quota del reddito da lavoro dipendente. La seconda, destinata ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo compreso tra 20 e 40mila euro, prende la forma di una detrazione fiscale. Entrambi i benefici sono riconosciuti in via automatica dal datore di lavoro. Sempre sul fronte del sostegno ai redditi dei lavoratori dipendenti, nel 2025 non è stato replicato il c.d. bonus Natale, una somma di 100 euro una tantum destinata ai lavoratori con un reddito complessivo inferiore a 28mila euro.

Il passaggio alle nuove misure ha avuto un impatto sui redditi di metà delle famiglie residenti (13,4 milioni, circa il 90% delle famiglie con almeno un reddito da lavoro dipendente). L’incremento del reddito familiare è stato in media
di 95 euro su base annua (+0,2%). Questo effetto è la sintesi di due impatti di natura opposta: per 6,3 milioni di famiglie si stima una variazione positiva del reddito (pari in media a 365 euro su base annua con un incremento del reddito pari allo 0,8% – Tavola 3a), per 7,1 milioni una variazione negativa (-145 euro, -0,3% – Tavola 3b). Sia le famiglie con impatti positivi sia quelle con impatti negativi ricadono prevalentemente nei quinti centrali della distribuzione, nei quali si trova la quota maggiore di famiglie con lavoratori dipendenti. Guadagno e perdita mostrano, in valore assoluto, un profilo distributivo crescente all’aumentare del reddito familiare equivalente. In termini relativi, ovvero di variazione sul reddito familiare, il profilo è invece decrescente.

L’esito positivo o negativo dell’impatto risiede nel diverso reddito di riferimento per l’esonero contributivo (retribuzione imponibile inclusiva dei contributi sociali a carico dei lavoratori) rispetto a quello per le misure fiscali (reddito complessivo lordo al netto dei contributi sociali). Seppure per la maggior parte delle famiglie il miglioramento o il peggioramento del reddito risulti di entità limitata, si possono identificare casi per i quali invece si stima una perdita o un guadagno marcatamente superiore alla media.

Le famiglie che migliorano sensibilmente il proprio reddito sono nuclei in cui vivono lavoratori dipendenti (2,7 milioni di individui distribuiti in 2,6 milioni di famiglie) che risultano avere una retribuzione imponibile superiore alla soglia per godere dell’esonero contributivo in vigore nel 2024 ma che presentano un reddito complessivo a fini fiscali inferiore alla soglia di 40mila euro prevista per l’accesso alle misure fiscali. Pertanto il cambiamento della natura del sostegno al reddito determina per queste famiglie il passaggio da un beneficio nullo a uno positivo, massimizzando così il guadagno (in media 622 euro su base annua).

A questi si aggiunge un ulteriore gruppo (circa 670mila famiglie, con un guadagno medio di 700 euro annui) in cui sono presenti lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con due o più figli e titolari di un reddito inferiore a 40mila euro. Queste ultime con la normativa del 2024 non beneficiavano della decontribuzione parziale, poiché destinatarie dell’esonero totale, mentre con la normativa del 2025 accedono ad una delle due misure fiscali.

Tra le famiglie per le quali si stima una perdita superiore alla media (circa 1,7 milioni), la maggioranza ha componenti che, pur non perdendo il diritto ad una misura di sostegno del reddito, risultano penalizzati dal differente metodo di calcolo del beneficio. Esiste, infine, un gruppo di famiglie (circa 400mila) in cui, invece, è presente almeno un componente che, a fronte del venire meno dell’esonero parziale, non risulta beneficiario di nessuna delle misure fiscali sostitutive.

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