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La specializzazione produttiva prevalente dei sistemi locali del lavoro - Anno 2021
Ad ottobre 2025 l’Istat ha aggiornato al 2021 la classificazione dei Sistemi locali del lavoro (SL) sulla base di concetti, definizioni e linee guida metodologiche definite a livello europeo e già consolidate con l’edizione 2011. In particolare, la nuova geografia dei Sistemi locali del lavoro (SL) suddivide il territorio nazionale in 515 aree funzionali.
L’analisi dei 515 Sistemi locali del lavoro (SL) sulla base della loro specializzazione produttiva prevalente oggetto di questo focus è sviluppata dall’Istat sulla base di criteri e procedure descritte nella sezione metodologica. La tassonomia ottenuta è finalizzata ad arricchire la nuova geografia dei Sistemi locali del lavoro con informazioni relative alla specifica vocazione produttiva che caratterizza il tessuto produttivo locale. Questa tassonomia può essere utile sia per una più puntuale interpretazione e analisi degli indicatori statistici già disponibili a livello di SL o che saranno resi disponibili nel prossimo futuro sia come strumento per pianificare investimenti e politiche pubbliche che possano accompagnare e sostenere lo sviluppo locale, attrarre investitori, migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in base alle competenze richieste.
Sintesi dei principali risultati
Sulla base della metodologia adottata dall’Istat, i 515 Sistemi locali del lavoro (SL) della nuova geografia 2021 sono stati ripartiti in 4 principali profili (classi), distinti in 17 gruppi. In particolare, 156 SL presentano una specializzazione produttiva prevalente in settori del “Made in Italy”, 111 sono connotati come “manifatturieri dell’industria pesante”, 124 sono gli SL “non manifatturieri”. Per ulteriori 124 SL non è emersa alcuna specializzazione caratterizzante.
I Sistemi locali del lavoro del “Made in Italy” rappresentano il 23,6% della popolazione residente in Italia al 2021, si estendono sul 28,4% della superficie nazionale, attivano il 23,7% degli addetti e realizzano il 23,3% del valore aggiunto prodotto dalle imprese di Industria e servizi.
I Sistemi locali del lavoro manifatturieri dell’industria pesante occupano il 25,6% della superficie nazionale su cui risiede il 28,7% degli abitanti; un quarto del valore aggiunto delle imprese è generato da questi SL, in cui trova impiego il 26,5% degli addetti.
I Sistemi locali del lavoro non manifatturieri, fra cui rientrano le principali grandi città, includono nel loro perimetro la quota maggiore di popolazione nazionale (38,8%), più di un quarto della superficie (26,8%) e il 43,8% degli addetti; in essi si produce quasi la metà del valore aggiunto dei settori industriali e dei servizi (il 47,9%). Per contro, pur essendo egualmente numeroso, il gruppo di SL non specializzati rappresenta solo l’8,9% della popolazione, il 6% degli addetti mentre molto limitato (3,8%) è il contributo al valore aggiunto complessivo delle imprese.
Considerando ora l’analisi dei profili di specializzazione prevalente degli SL a livello di 17 gruppi individuati dalla metodologia Istat, i Sistemi locali del lavoro urbani ad elevata specializzazione sono quelli che forniscono il maggior apporto in termini di valore aggiunto prodotto (27,4%), seguiti dagli SL urbani pluri-specializzati, dagli SL dei mezzi di trasporto e della meccanica. Pur essendo numericamente consistente (ben 85 SL), il gruppo dei SL turistici rappresenta solo il 3,8% del valore aggiunto di Industria e servizi.
A parità di profilo e gruppo di appartenenza, emergono differenze strutturali tra i Sistemi locali del Mezzogiorno e quelli del Centro-Nord: la dimensione media delle unità locali negli SL centro-settentrionali è sempre più elevata rispetto a quelli del meridione (unica eccezione per il gruppo con specializzazione nella lavorazione dei metalli). Anche la produttività del lavoro è sempre mediamente più elevata negli SL del Centro-Nord, mentre maggiore varietà si riscontra per gli indicatori di densità abitativa e imprenditoriale.
La tassonomia dei Sistemi locali del lavoro secondo la specializzazione produttiva prevalente
Sulla base della tassonomia proposta dall’Istat la cui metodologia è illustrata a pagina 10 di questa Statistica Focus, i 515 SL che definiscono la nuova geografia aggiornata al 2021 sono stati suddivisi in quattro principali profili (classi) articolati in 17 gruppi. La struttura gerarchica della tassonomia è illustrata in Figura 1, che riporta anche la denominazione delle classi e dei gruppi nonché, tra parentesi, la numerosità degli SL in essi inclusi.
La prima classe (A) identifica gli SL del “Made in Italy”, ovvero i Sistemi locali del lavoro maggiormente caratterizzati da una vocazione produttiva nei settori che più di altri rappresentano quello che è considerato storicamente il modello di specializzazione produttiva dell’Italia. In essi risiede circa un quarto della popolazione al 2021 (circa 14 milioni di persone, pari al 23,6% del totale) e lavora il 23,7% degli addetti (Tavola 1). È la classe che accoglie il maggior numero di SL (156), che si estendono su circa 86mila km2, il 28,4% della superficie nazionale, e in cui viene prodotto il 23,3% del valore aggiunto delle imprese di Industria e servizi. Localizzati lungo tutto il territorio italiano, gli SL del “Made in Italy” sono prevalentemente legati a produzioni di carattere tradizionale, a più alta intensità di lavoro (ad esempio, il tessile e abbigliamento, pelli e cuoio, l’agroalimentare), caratteristica che si riflette poi in una produttività mediamente più bassa rispetto ad altri settori. Ciò è più evidente nel Mezzogiorno, in cui per tale classe di SL il valore aggiunto per addetto si aggira sui 34,5mila euro, contro i 53mila del Centro-Nord (Tavola 2).
Si tratta di SL localizzati in prevalenza nelle zone più interne e meno urbanizzate (Figura 2), ubicati soprattutto nelle regioni centro-settentrionali (la numerosità è doppia rispetto al meridione), con una densità abitativa meno elevata rispetto ai cluster di SL manifatturieri dell’industria pesante e non manifatturieri (182,1 abitanti per km2 nel
Centro-Nord, 122,7 nel Mezzogiorno). La densità imprenditoriale, così come la dimensione media delle unità locali, è più elevata nei Sistemi locali del lavoro del Nord rispetto a quelli del Sud.
La classe di SL manifatturieridell’industria pesante (B), pur essendo meno numerosa (111 SL), rappresenta il 25,6% della superficie e il 28,7% della popolazione residente. Le unità locali ubicate su tali territori occupano il 26,5% degli addetti e, per quanto riguarda Industria e servizi, producono un quarto del valore aggiunto nazionale. Questi Sistemi locali sono caratterizzati per lo più da produzioni relative all’industria pesante quali ad esempio i mezzi di trasporto, la metallurgia, la chimica e la farmaceutica. Tale classe di Sistemi presenta una densità abitativa e imprenditoriale più elevata nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord (Tavola 2), anche in virtù della presenza di Sistemi locali costituiti intorno a grandi centri urbani, Comuni capoluogo di Provincia o di Città metropolitana (ad esempio, Palermo e Napoli). Anche in considerazione delle attività industriali che li caratterizzano, gli SL di tale classe presentano, in media, livelli di produttività del lavoro più elevati (oltre 41mila euro per addetto) rispetto agli altri SL del Mezzogiorno.
La terza classe (C) raggruppa i Sistemi locali non manifatturieri (124 SL). La concentrazione di grandi città in tre dei quattro gruppi che compongono la classe fa sì che questi rappresentino la quota di popolazione residente più elevata (38,8%, pari a circa 23 milioni di abitanti).
Grazie alla presenza di grandi poli urbani, essi hanno anche la densità abitativa più alta al Centro-Nord: 317,9 abitanti per km2, mentre il valore del Mezzogiorno si attesta su 207 abitanti per km2. Molto elevata anche la quota di addetti (43,8%) e di valore aggiunto delle imprese (47,9% del totale di Industria e servizi), essendo prevalentemente concentrate in queste aree le attività dei servizi avanzati e le attività industriali caratterizzate da specializzazioni a più alto contenuto tecnologico. In termini di produttività del lavoro, ai 62,1mila euro per addetto degli SL non manifatturieri centro-settentrionali si contrappongono i 37,6mila euro del Mezzogiorno, con un differenziale in termini assoluti di circa 25mila euro pro-capite tra le due ripartizioni.
La quarta e ultima classe (D) si compone di 124 Sistemi locali non specializzati, per lo più di dimensione contenuta (i tre quarti di essi hanno una popolazione che non supera i 50 mila abitanti, in 33 SL il numero dei residenti è inferiore a 20mila) per i quali non emerge, sulla base della metodologia adottata, alcuna specializzazione rilevante rispetto alla media nazionale. Questi Sistemi locali coprono meno di un quinto della superficie nazionale, sulla quale risiede l’8,9% degli abitanti. In termini economici, l’apporto di questi territori è piuttosto limitato: rappresentano, infatti, il 6,0% degli addetti complessivi e in essi viene prodotto solo il 3,8% del valore aggiunto di Industria e servizi (Tavola 1). Sono localizzati prevalentemente nel Mezzogiorno – più della metà in Calabria (26) e in Sicilia (40), solo 12 gli SL non specializzati nelle regioni centro-settentrionali – in aree scarsamente popolate (hanno la densità abitativa più bassa, 93,4 abitanti per km2 nel Mezzogiorno, solo 80,6 al Centro-Nord)
I Sistemi locali del “Made in Italy”
I Sistemi locali del “Made in Italy” sono distribuiti sull’intero territorio nazionale, sebbene con una presenza più rilevante al Centro-Nord (Figura 3). Due gruppi sono, infatti, presenti quasi esclusivamente in questa ripartizione: gioielli, occhiali e strumenti musicali; macchine e apparecchiature elettriche (unica eccezione il Sistema locale di Avezzano, in Abruzzo). Le specializzazioni prevalenti di questo raggruppamento caratterizzano in maniera differente il territorio: nel Mezzogiorno c’è una maggiore incidenza di SL dell’agroalimentare (soprattutto nelle Isole) e della manifattura tradizionale, quale tessile e abbigliamento, pelli, cuoio e calzature, legno e mobili che nel complesso presentano un differenziale di performance rispetto al Centro-Nord. Tra i Sistemi locali del lavoro centro-settentrionali del cluster è diffusa anche la specializzazione nella fabbricazione di macchine e apparecchiature elettriche.
Per quanto riguarda i singoli gruppi che rientrano nella classe del “Made in Italy”, gli SL dell’agroalimentare (più di un terzo del totale) occupano la quota più elevata di superficie (10,4%) e rappresentano il 5,8% della popolazione, circa 3,4 milioni di abitanti (Tavola 1). Con solo 96,1 abitanti per km2 nel Mezzogiorno e 126,1 nel Centro-Nord, questi SL hanno una densità abitativa tra le più basse.
Si contraddistinguono inoltre per una maggiore vocazione imprenditoriale negli SL centro-settentrionali (11,2 il numero di unità locali per km2 di superficie, circa 5 in più rispetto al Mezzogiorno). Le differenze nella struttura produttiva tra i Sistemi locali del lavoro dell’agroalimentare si riflettono anche in unità locali di dimensione maggiore, pari a quella di altri comparti quali ad esempio la meccanica. Anche come conseguenze di queste differenze strutturali, la produttività del lavoro raggiunge i 57,5mila euro per addetto negli SL del Centro-Nord, contro solo 34,1mila euro degli SL meridionali.
I Sistemi locali del lavoro con specializzazione prevalente nei settori tradizionali del tessile/abbigliamento e pelli/cuoio/calzature rappresentano insieme il 7,8% sia in termini di popolazione che di addetti (Tavola1). In essi si produce il 7,1% del valore aggiunto delle imprese dell’Industria e dei servizi. I valori degli indicatori che misurano la densità di abitanti e unità locali per km2 di superficie sono più elevati negli SL del tessile e abbigliamento al
Centro-Nord, dove sono localizzati 11 dei 16 SL specializzati in tali settori, e negli SL delle pelli e cuoio al Mezzogiorno (7 sui 26 del gruppo sono ubicati in tale ripartizione). In entrambi i casi la produttività del lavoro è mediamente più elevata nei Sistemi locali del lavoro centro-settentrionali.
Per quanto riguarda i Sistemi locali del legno e dei mobili del Mezzogiorno risalta il gruppo di SL contigui fra Puglia e Basilicata (il cosiddetto “triangolo del salotto”, Figura 3), e tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia al Nord. Le densità abitative e imprenditoriali negli SL meridionali che ricadono nel cluster hanno valori pari a circa la metà dei corrispondenti SL del Centro-Nord.
Considerando ora gli SL prevalentemente specializzati nella produzione di gioielli, occhiali e strumenti musicali, questi risultano localizzati esclusivamente nelle regioni centro-settentrionali: si ricordano tra gli altri i poli orafi di Valenza e Vicenza e l’occhialeria di Agordo e Belluno.
I 23 SL con specializzazione prevalente nella fabbricazione di macchine e apparecchiature elettriche sono localizzati prevalentemente in Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto (solo due in Lombardia e uno in Toscana) confermando la forte vocazione produttiva di questi territori in queste produzioni. L’unico SL del Mezzogiorno caratterizzato da questa specializzazione è Avezzano, in Abruzzo. Nonostante il livello molto contenuto degli indicatori di densità abitativa e imprenditoriale e della dimensione delle unità locali, la produttività del lavoro in tale SL è la più elevata fra i valori medi del gruppo del “Made in Italy” meridionale (oltre 40mila euro per addetto) anche per la presenza di investimenti su larga scala realizzati da imprese multinazionali.