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Istat 100. Contiamo l'Italia, contiamo per il futuro
Cento anni fa nasceva l’Istat, con il mandato di coordinare le attività di rilevazione, elaborazione e diffusione dei dati che dall’Unità d’Italia avevano trovato spazio presso dicasteri diversi.
Con l’Istituto nasce anche l’idea della statistica come strumento indispensabile per conoscere la realtà sociale ed economica del Paese e matura la convinzione che sia necessario il coordinamento di tutte le funzioni statistiche per soddisfare le esigenze conoscitive.

Nel 2026 l’Istat celebra il Centenario della sua fondazione. È una straordinaria occasione per ripercorrere i momenti più significativi della vita dell’Istituto e, insieme, del Paese, e per affermare ancora una volta l’importanza della funzione statistica come bene pubblico a servizio di tutta la collettività.
Quella dell’Istituto è una storia di numeri, indagini, analisi, strumenti di lettura dei fenomeni in atto, resa possibile grazie al prezioso lavoro delle colleghe e dei colleghi che negli anni hanno messo a disposizione la loro professionalità, le loro competenze e la loro passione, con spirito di servizio e grande dedizione.
Sono tanti gli eventi che accompagneranno le celebrazioni: il Rapporto annuale alla presenza del Presidente della Repubblica, un’Esposizione digitale immersiva che racconta l’Istituto, un ciclo di seminari che coinvolge i nostri principali portatori di interesse e utenti, la Conferenza nazionale di statistica dedicata al Centenario; ma anche eventi per e con i dipendenti, un volume storico e uno fotografico, l’aggiornamento della banca dati sulle serie storiche e la pubblicazione di #StoriediDati sulle trasformazioni del Paese.
“Contiamo l’Italia, contiamo per il futuro” è il messaggio che abbiamo scelto per condividere lo spirito del Centenario e garantire fiducia nei nostri numeri e nella conoscenza che ne deriva, affinché le istituzioni, le imprese e soprattutto i cittadini possano prendere le proprie decisioni con consapevolezza ma anche con uno sguardo informato al futuro.
Professor Francesco Maria Chelli – Presidente Istat
Un po’ di storia
L’Istat nasce nel 1926, alle dipendenze del capo del governo ma con autonomia gestionale. A guidare l’ente appena costituito è il Consiglio superiore di statistica, presieduto da una figura di alto profilo scientifico, Corrado Gini, che sarà poi primo Presidente dell’Istituto. Seppur con risorse limitate: 23 dipendenti di ruolo e 147 avventizi, e un grande arretrato di dati fermi al 1921, in pochi anni l’Istituto accelera la produzione: pubblica l’Annuario statistico italiano 1922-25, i volumi del 6° Censimento generale della popolazione e il primo Bollettino mensile di statistica. Nel 1927 realizza il primo Censimento dell’industria e del commercio e pubblica il primo Atlante statistico italiano.
Negli anni Trenta la statistica diventa più sistematica: nel 1931 si svolge il 7° Censimento della popolazione, mentre nel 1935 le sanzioni economiche impongono la sospensione delle pubblicazioni economico-finanziarie. Nel 1937 riprendono i bollettini mensili e parte il 2° Censimento industriale, seguito da quello commerciale.
Gli anni Quaranta sono segnati dalla guerra: un terzo del personale è richiamato alle armi, il censimento della popolazione viene rinviato e le attività rallentano. Tra il 1943 e il 1944 l’Istituto si sposta da Roma a Venezia, poi a Menaggio, per tornare infine nella capitale.
Con la nascita della Repubblica nel 1946, l’Istat assume un ruolo cruciale per la ricostruzione del Paese. Nel 1948 avvia le prime analisi per i numeri indici e la produzione di dati sulla contabilità nazionale e rinnova le statistiche demografiche. Dal 1949 fornisce al Parlamento i dati per la Relazione generale sulla situazione economica del Paese.
Con la fine della guerra, l’Istat diventa un pilastro per la rinascita del Paese, fornendo dati indispensabili alla ricostruzione e allo sviluppo democratico. Le informazioni prodotte guidano le politiche pubbliche, supportano la ricerca e rafforzano la cittadinanza attiva.
Negli anni Cinquanta la statistica riflette lo sforzo di ripresa economica: nel 1950 esce il primo volume di Studi sul reddito nazionale, nel 1951 il Censimento della popolazione e il primo Censimento delle abitazioni, inaugurando la stagione censuaria dell’Italia democratica. Seguono le prime indagini su valore aggiunto delle imprese, bilanci delle famiglie e disoccupazione.
Nel 1954 all’Istat viene affidata l’alta vigilanza anagrafica, insieme al Ministero dell’interno; nel 1959 la rilevazione sulle forze di lavoro diventa trimestrale. L’Istituto rafforza la sua presenza sul territorio con uffici di corrispondenza regionali o interregionali, consolidando il proprio ruolo di riferimento per la statistica ufficiale.
Negli anni del boom economico, l’Italia cresce e cambia rapidamente. Per descrivere questa trasformazione, l’Istat rinnova metodi e strumenti: ai censimenti si affiancano le prime indagini campionarie per cogliere i fenomeni in evoluzione, come consumi, tempo libero e vacanze.
Nel 1966 nascono i Supplementi al Bollettino mensile per diffondere rapidamente i dati, seguiti dai Conti degli italiani sulla contabilità nazionale. Nei primi anni Settanta iniziano le rilevazioni sui procedimenti di separazione e viene introdotto il SEC70, sistema europeo per i conti nazionali.
Sul fronte tecnologico, nel 1971 l’Istat adotta elaboratori di terza generazione e nel 1975 sperimenta il data entry ottico. Nel 1977 prende forma il progetto di riordino della statistica ufficiale, che prevede una rete per reperire i dati direttamente dalle fonti.
Negli anni Ottanta l’informazione statistica si apre ai cittadini: iniziano le prime indagini ambientali, le indagini multiscopo sulle famiglie e vengono messe a disposizione le prime banche dati. Nel 1986 l’Istat entra nel comparto della ricerca e nel 1989 nasce il Sistema nazionale di Statistica – Sistan (d.lgs. 322/89), mentre l’Istituto assume la nuova denominazione di Istituto nazionale di statistica. Ente pubblico dotato di autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, l’Istat acquisisce funzioni di indirizzo, coordinamento e assistenza tecnica nel Sistan, garantendo indipendenza, imparzialità e qualità dell’informazione statistica a livello nazionale.
Negli anni Novanta la statistica diventa strumento strategico per le decisioni pubbliche e private. Nel 1990 apre il primo Centro diffusione, nel 1992 si tiene la prima Conferenza nazionale di statistica, quale momento istituzionale d’incontro fra produttori e utilizzatori della statistica ufficiale e, nel 1993, nasce il Rapporto annuale sulla situazione del Paese, che negli anni diventa una delle pubblicazioni di punta dell’Istat. Seguono l’apertura dei Centri di informazione statistica in tutte le regioni (1995), il primo sito web dell’Istat (1996) e la diffusione dei dati relativi agli indicatori di convergenza, necessari per valutare l’andamento dell’economia del Paese per l’adesione al Trattato di Maastricht (1998). Nel 1999 viene realizzato il primo censimento delle istituzioni non profit.
Con gli anni Duemila, l’Istat entra nell’era digitale: il sito web diventa il principale canale di diffusione e nel 2010 nasce I.Stat, il datawarehouse aperto e gratuito e si sperimentano questionari online e tecniche di acquisizione digitale per la Raccolta dati.
Nel 2001 si svolgono i censimenti di agricoltura, industria e servizi con l’uso dell’Archivio Asia, e il censimento della popolazione include per la prima volta gli edifici. Seguono stime regionali di povertà (2002) e il primo Rapporto BES sul Benessere Equo e Sostenibile (2013).
Il 2010 segna una svolta: il D.P.R. 166/2010 riorganizza l’Istat, rafforzandone il ruolo di coordinamento nazionale ed europeo e dando vita alla Scuola superiore di statistica (soppressa nel 2014). Nello stesso anno l’Istituto pubblica il primo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) e partecipa alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Nel 2011 nasce la Commissione degli utenti dell’informazione statistica (CUIS) e confluiscono all’ Istat le funzioni svolte dall’ISAE. Dal 2016 prende avvio il Programma di modernizzazione, con integrazione di fonti innovative e Big Data per garantire dati di alta qualità e ridurre il disturbo statistico.
L’Istat è impegnato in un processo continuo di innovazione, in linea con il Sistema statistico europeo e le direttive dell’Unione Europea. In collaborazione con Eurostat e con organismi internazionali, l’Istituto lavora per garantire dati comparabili e metodologie condivise, migliorando qualità, tempestività ed efficienza anche grazie all’uso dei registri statistici, alla digitalizzazione e all’integrazione di nuove fonti, inclusi i Big Data e le Trusted Smart Statistics (TSS), che introducono approcci innovativi per l’utilizzo di dati anche privati nel rispetto dei principi di qualità e trasparenza.
Negli ultimi anni si è ampliata la capacità di analisi su temi come globalizzazione, innovazione tecnologica, e-commerce, relazioni tra imprese, previsioni economiche e modelli di microsimulazione. Parallelamente, sul piano sociale, l’Istat approfondisce fenomeni complessi quali violenza di genere, discriminazioni, povertà estrema, integrazione dei migranti e volontariato.
Dal 2018 è operativo il censimento permanente, che sostituisce il tradizionale censimento decennale con un sistema di rilevazione continua basato su dati amministrativi e fonti statistiche dirette. Questa trasformazione si inserisce in una strategia più ampia volta a rendere le statistiche ufficiali sempre più accessibili, affidabili e coerenti con il quadro normativo europeo, incluso il Data Governance Act e il Regolamento UE 2024/3018.
In questo percorso di modernizzazione, l’Istat investe nell’Intelligenza Artificiale come leva strategica per innovare i processi statistici e potenziare i servizi offerti a cittadini, imprese e istituzioni. Le tecnologie avanzate rafforzano la competenza scientifica, supportano la ricerca e ottimizzano i flussi operativi, mantenendo al centro trasparenza, affidabilità e responsabilità etica. L’Istituto si impegna inoltre a utilizzare l’IA in modo sicuro e conforme alle normative, nel rispetto della privacy e dei principi di equità.
Grazie a queste innovazioni, l’Istat guarda al futuro della statistica ufficiale come a un sistema più moderno, aperto e orientato all’evoluzione della società.