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Retribuzione oraria delle posizioni lavorative dipendenti del settore privato extra-agricolo

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L’Istat rende disponibile on line l’aggiornamento al 2019 degli indicatori sulle retribuzioni per ora retribuita delle posizioni lavorative dipendenti nel settore privato extra-agricolo per caratteristiche del lavoratore (sesso, età, titolo di studio, paese di nascita), del rapporto di lavoro (qualifica contrattuale, regime orario, tipo di contratto, input di lavoro) e del datore di lavoro (attività economica, localizzazione geografica dell’unità locale d’impresa fino al livello di provincia, classe dimensionale d’impresa) prodotti con il Registro Annuale su retribuzioni, ore e Costo del Lavoro a livello Individuale (registro RACLI).

A partire dalla retribuzione oraria della singola posizioni lavorativa, ottenuta dal rapporto tra la retribuzione lorda annua e il numero di ore retribuite nell’anno, vengono diffuse le seguenti misure: valore medio, valore mediano, primo decile e nono decile a vari livelli di dettaglio e disponibili per gli anni dal 2014 al 2019.

Nel 2019, la retribuzione oraria mediana è pari a 11,40 euro; il 10% delle posizioni lavorative con retribuzione oraria più elevata percepisce almeno 21 euro l’ora (nono decile), oltre 2,6 volte quanto percepito dal 10% delle posizioni con retribuzione oraria più bassa (primo decile).

Le posizioni meno retribuite sono più spesso occupate da donne (10,96 euro rispetto agli 11,75 euro dei maschi), giovani under 30 (10,15 euro), con basso livello di istruzione (10,85 euro per i lavoratori con al massimo licenza media), in imprese del Sud (10,39 euro rispetto ai 12,04 del Nord-ovest), di piccole dimensioni (10,35 euro se con meno di 10 dipendenti) o nei settori dei servizi (11,03 euro rispetto ai 12,43 dell’industria).

La combinazione di basso input di lavoro e di una bassa retribuzione oraria può generare posizioni lavorative con una situazione di particolare fragilità lavorativa ed economica. Per le posizioni con contratto part-time e quelle con contratto a tempo determinato la retribuzione oraria mediana è di quasi 2 euro inferiore a quella delle posizioni full-time o con contratto a tempo indeterminato (10,19 euro per i part-time e 12,15 euro per i full-time; 10,33 euro per i tempo determinato e 12,21 euro per i tempo indeterminato); le posizioni con un numero di giornate annue retribuite inferiore a 90 hanno una retribuzione mediana di 10,35 euro.

La variabilità retributiva interna (misurata come rapporto tra nono e primo decile) è più contenuta nei gruppi a più bassa retribuzioni oraria (è minima e pari a 1,95 tra gli apprendisti e gli occupati in imprese con meno di 10 dipendenti), cresce all’aumentare del livello retributivo e raggiunge il valore massimo tra i laureati (3,48). Le posizioni ricoperte da un lavoratore con un elevato titolo di studio (laurea e post-laurea) sono, infatti,  generalemente retribuite meglio (14,11 euro in mediana), e i differenziali retributivi sono molto elevati: le posizioni occupate da donne laureate hanno una retribuzione oraria mediana di 3,61 euro inferiore rispetto a quella dei colleghi maschi con pari grado di istruzione (12,83 e 16,44 euro rispettivamente); le posizioni dei laureati under 30 sono retribuite 2,83 euro in meno rispetto ai colleghi di età compresa tra i 30 e i 50 anni (11,63 euro e 14,46 euro); nelle imprese del Sud le posizioni occupate da laureati sono retribuite 3,44 euro in meno rispetto alle imprese del Nord-ovest (12,15 euro rispetto ai 15,59 del Nord-ovest); i laureati con posizioni a tempo determinato sono retribuiti 4,38 euro in meno di quelli che occupano posizioni a tempo indeterminato.

La posizione lavorativa è definita come il rapporto che si instaura tra datore di lavoro e lavoratore ed è assimilabile al contratto di lavoro. Il rapporto di lavoro viene definito a partire da una data di inizio e prosegue anche in presenza di eventi di trasformazioni o proroghe del medesimo (es: trasformazione da part-time a full-time, proroga di un contratto a tempo determinato, etc..) o eventi che comportano sospensioni (non cessazioni) del contratto stesso (es: aspettativa, etc..).

Le posizioni lavorative retribuite almeno un’ora nel 2019 sono quasi 19,7 milioni e sono occupate da circa 15,3 milioni di lavoratori. Nel periodo 2014-2019, si osserva un progressivo aumento sia delle posizioni lavorative sia dei lavoratori coinvolti (+20% e +13% rispettivamente); l’incremento è più marcato per le prime e indica un aumento della frammentazione dei rapporti di lavoro.

Ulteriori informazioni sono contenute nella nota metodologica e nel glossario.

Periodo di riferimento: Anno 2019

Data di pubblicazione: 23 dicembre 2021

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