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Italia che vende e Italia che compra: il commercio con l’estero

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Ogni mese due diverse comunicazioni ci danno conto dell’andamento dei nostri scambi commerciali di beni con l’estero: una descrive l’import-export italiano nella cornice extraeuropea, con dati riferiti al mese immediatamente precedente quello di diffusione, la seconda fornisce un quadro completo delle relazioni commerciali italiane – riferite ai due mesi precedenti – sia con i Paesi Partner all’interno del Mercato Unico Europeo, sia con i Mercati esterni ai confini della Comunità Europea.  A queste, nel corso di un trimestre, si aggiunge il dettaglio delle esportazioni delle Regioni italiane.

Perché questo disallineamento temporale? L’abbiamo chiesto a Maria Serena Causo, responsabile dell’indagine sul commercio con i Paesi Ue, a Mirella Morrone, responsabile dell’indagine sul commercio con i Paesi extra Ue, e ad Adele Vendetti che cura la diffusione a livello territoriale.

Perché il commercio extra europeo è tuttora vincolato agli adempimenti doganali che costituiscono una base solida, tempestiva e completa per il lavoro di noi statistici. A pochi giorni dal termine del mese di riferimento riceviamo dall’Agenzia delle Dogane i dati contenuti nel Documento Amministrativo Unico – DAU –  un documento fiscale/amministrativo  che viene compilato per ogni singola transazione commerciale di beni che escono o entrano nel Paese. Per questo i dati relativi a un determinato mese, opportunamente elaborati secondo un processo statistico basato sui Regolamenti Comunitari, vengono diffusi con un comunicato flash entro il mese successivo. La diffusione avviene, per la precisione, dopo 25 giorni.

Diversamente, entro i confini del Mercato Unico Europeo vige la libera circolazione dei beni oltre che delle persone, non esistono dazi né vincoli doganali. Questa libertà di movimento richiede, dal punto di vista statistico, un processo di stima più complesso. Da una parte si cerca di contenere l’onere statistico per le imprese che devono fornire i dati di import-export, anche a costo di ridurre il dettaglio delle variabili, dall’altra si ricorre a strumenti e fonti alternative per garantire la rilevanza del dato. Tutto questo comporta una minore tempestività.

Infine, a partire da queste due rilevazioni sugli scambi commerciali dell’Italia con i paesi dell’Unione europea (Ue) e con i paesi extra Ue, otteniamo il dettaglio territoriale di esportazioni e importazioni a livello provinciale. Questo è un processo di elaborazione e stima importante perché fornisce il quadro della competitività dei nostri sistemi territoriali sui mercati internazionali.

Come vengono raccolti quindi i dati sull’import-export all’interno dell’Unione europea?

Attraverso una rilevazione mensile rivolta a un campione rappresentativo di operatori economici il cui import-export superi in valore una determinata soglia. I flussi di merci attivati da questi operatori coprono circa il 97% dell’export e il 93% dell’import intracomunitari. Opportune metodologie statistiche consentono di stimare i dati relativi ai flussi commerciali degli operatori che non fanno parte del campione partendo da dati fiscali forniti dall’Agenzia delle Entrate  integrati con le informazioni presenti nel nostro Archivio statistico delle imprese attive.

Con il nuovo Regolamento, che entrerà in vigore da gennaio 2022, questo sistema verrà ulteriormente semplificato in modo da diminuire sensibilmente l’onere statistico che oggi gli operatori devono affrontare, perché i dati che ci forniscono – e ricordiamo che per questa indagine vige l’obbligo di risposta – sono piuttosto articolati. Gli Istituti di statistica si scambieranno  i dati delle  cessioni intracomunitarie di beni fornendo ai partner una fonte per compilare le statistiche sugli acquisti.

Perché sono importanti i dati sul commercio con l’estero?

Anzitutto ricordiamo che i dati dell’import-export sono necessari per il calcolo del Prodotto interno lordo (Pil); poi, sicuramente le informazioni sul commercio con l’estero sia europeo sia extraeuropeo ci aiutano a capire l’evoluzione dell’economia mondiale, quali interdipendenze si creano fra i Paesi. Ma anche come si sviluppano le cosiddette catene del valore, cioè quei processi produttivi delocalizzati in cui imprese residenti in diversi paesi concorrono alle diverse fasi di produzione (ricerca, sviluppo, produzione di componenti, assemblaggio del prodotto finale, commercializzazione) in base alla propria alta specializzazione oppure ad altri specifici fattori di vantaggio, come la disponibilità di materie prime o capitale umano. Infine, il dettaglio territoriale dei dati di commercio estero permette di analizzare le performance regionali, la competitività e i diversi modelli di specializzazione territoriale all’export sia in termini settoriali sia di mercati di sbocco.

Il commercio con l’estero ha risentito della pandemia?

Sicuramente, non soltanto per quanto attiene all’importazione di mascherine e, più recentemente, di vaccini. Si è verificato un crollo enorme in concomitanza con il lockdown cui, però, è seguita una notevole capacità di reazione delle nostre aziende esportatrici. Rispetto alla crisi economica del 2008-2009 abbiamo assistito a due reazioni molto diverse: nel caso più recente le imprese hanno reagito in modo molto più rapido e l’export è ripreso in modo significativo, anche riorientando destinazioni e prodotti esportati.

I dati sul commercio estero sono importanti per i policy maker, giusto?

 Certo, per i policy makers questi dati costituiscono una parte del set informativo essenziale per pianificare le politiche di sostegno all’internazionalizzazione, ma anche per lo sviluppo di un sistema produttivo che limiti la dipendenza dai mercati esteri  e che contribuisca a ridurre le disparità territoriali tra Nord e Sud del nostro Paese.

Ma l’analisi degli interscambi commerciali e delle dinamiche, sia a livello territoriale sia settoriale, è strategica anche per le imprese.

In quale modo?

Le imprese, analizzando i dati dell’import-export possono valutare l’efficacia dei loro investimenti sui mercati e possono decidere se e come avviare processi di apertura internazionale costruendo una propria strategia di sviluppo.

Vedi l’infografica che mostra l’impatto della pandemia sull’export italiano

Il tema del commercio estero è stato anche oggetto di un hackathon internazionale

 

Data di pubblicazione: 13 aprile 2021