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Gli indici dei prezzi al consumo - Anno 2026

Aggiornamenti del paniere, della struttura di ponderazione e dell’indagine

Nel 2026, la principale novità che interessa l’indagine sui prezzi al consumo riguarda l’adozione della nuova classificazione ECOICOP (European Classification of Individual Consumption by Purpose, versione 2) che recepisce i cambiamenti introdotti dalla COICOP 2018. La ECOICOP v2 è articolata su quattro livelli classificatori gerarchicamente ordinati: 13 Divisioni di spesa (erano dodici nella precedente versione della classificazione), 47 Gruppi, 122 Classi e 234 Sottoclassi.

I raggruppamenti di spese corrispondenti alle sottoclassi della nuova ECOICOP sono poi ulteriormente disaggregati dall’Istat in 392 Segmenti di consumo e 531 Aggregati di prodotto per gli indici NIC e FOI (per l’indice IPCA il numero di Aggregati di prodotto è pari a 537). Le serie degli indici per il periodo 1996-2025 sono state ricostruite al fine di avere dati direttamente confrontabili.

Oltre al cambio di classificazione, è stato aggiornato l’anno base degli indici dei prezzi al consumo: le serie dal 2026 sono espresse nella nuova base anno 2025=100.

Come ogni anno, il ribasamento degli indici dei prezzi al consumo costituisce l’occasione per rivedere le strutture di ponderazione, per aggiornare il piano di campionamento, per introdurre innovazioni metodologiche e nuove fonti di dati.

Sul piano delle fonti, la principale novità riguarda l’utilizzo della banca dati di IVASS anche per il settore delle due ruote (dal 2024 viene utilizzata per acquisire le informazioni sui prezzi dei servizi assicurativi RC auto).

Nel complesso, sono circa 27 milioni le quotazioni di prezzo – di fonte scanner data e provenienti mensilmente dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) – utilizzate nel 2026 per la stima dell’inflazione; 404mila sono rilevate sul territorio dagli Uffici comunali di statistica (UCS); circa 188mila sono raccolte dall’Istat (direttamente o tramite fornitori di dati) e circa 203mila provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Con riferimento ai canoni di affitto di abitazioni di proprietà privata, le osservazioni disponibili per la stima dell’inflazione sono circa un milione e mezzo.

Nel 2026, sono 80 i comuni (in cui risiede l’84,0% della popolazione residente in Italia) che contribuiscono al calcolo degli indici dei prezzi al consumo (come nel 2025); altri 10 comuni (in cui risiede un ulteriore 5,1% della popolazione) effettuano la rilevazione limitatamente alle tariffe comunali e ad alcuni servizi locali.

Nei comuni coinvolti, le unità di rilevazione presso cui avviene la raccolta dei prezzi (punti vendita, imprese e istituzioni) sono più di 45mila; sono invece oltre 2.900 le abitazioni considerate per la rilevazione dei canoni d’affitto delle abitazioni di proprietà di un Ente pubblico.

La raccolta dei dati è effettuata con tecniche tradizionali per il 49,9% del paniere NIC (in termini di peso), mentre per il 36,8% viene effettuata direttamente dall’Istat, mediante tecniche di web scraping o attraverso l’acquisizione da grandi fornitori di dati o da fonte amministrativa.

Gli scanner data (acquisiti dai diversi canali della GDO) sono riferiti a un campione di oltre 4.250 punti vendita, appartenenti a 19 grandi gruppi della distribuzione al dettaglio, rappresentativi dell’intero territorio nazionale. Sono riferiti ai prodotti alimentari confezionati e a quelli per la cura della casa e della persona. In totale, gli scanner data rappresentano il 13,3% del paniere dell’indice NIC.

#IstatSpaces

Prezzi al consumo: le novità del paniere Istat 2026

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