Dimensioni del Bes| 9 Paesaggio e patrimonio culturale

Concetti di base

Per definire con chiarezza il dominio Paesaggio e patrimonio culturale conviene partire dalla classica distinzione, enunciata da Biasutti (1962) [1], fra le due dimensioni del concetto di paesaggio: “il paesaggio sensibile o visivo, costituito da ciò che l’occhio può abbracciare in un giro di orizzonte o, se si vuole, percettibile con tutti i sensi; un paesaggio che può essere riprodotto da una fotografia (…) o dal quadro di un pittore, o dalla descrizione, breve o minuta, di uno scrittore” e il paesaggio geografico, che è “una sintesi astratta di quelli visibili, in quanto tende a rilevare da essi gli elementi o caratteri che presentano le più frequenti ripetizioni sopra uno spazio più o meno grande, superiore, in ogni caso, a quello compreso da un solo orizzonte”.

Nel binomio “paesaggio e patrimonio culturale”, che definisce questo dominio, collochiamo quindi sotto la voce “paesaggio” il paesaggio sensibile di Biasutti, mentre assegniamo il paesaggio geografico – ovunque abbia valore storico – alla voce “patrimonio culturale”, insieme agli altri beni culturali (musei, monumenti, ecc.).

Il paesaggio sensibile è quello dell’esperienza individuale, che può concorrere al benessere degli individui su un piano, per così dire, esistenziale: i fattori che ne determinano l’influsso sulla qualità della vita delle persone sono imponderabili e tutt’altro che limitati alla sfera dei valori estetici. In parte forse predominante pesano, infatti, valori affettivi e simbolici legati alla memoria personale, alle abitudini della vita quotidiana, ecc.: il tutto filtrato, in ogni caso, attraverso la lente della percezione soggettiva.

Il paesaggio geografico, invece, è quello sedimentato dalla storia in forme caratteristiche, riconosciute dalla collettività, che conferiscono una particolare identità a una regione dello spazio fisico: “una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni” secondo la definizione del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In questa accezione, il paesaggio è parte integrante del patrimonio culturale, cioè dell’eredità storica (heritage) della collettività, e come tale è considerato dalla Costituzione italiana, che lo associa nella tutela al “patrimonio storico e artistico della Nazione” (Art. 9). Specifica attenzione deve essere dedicata alla componente del paesaggio agrario, “la forma che l’uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale” [2]; la tutela del paesaggio rurale, è anche uno degli obiettivi strategici del Piano Strategico Nazionale di sviluppo rurale 2007-2013, con la motivazione che il paesaggio “costituisce una risorsa fondamentale, determinando un valore aggiunto per le produzioni con denominazione di origine, configurandosi come elemento chiave per lo sviluppo turistico e per la biodiversità legata alla qualità degli spazi coltivati (…) e rappresentando un aspetto caratterizzante la qualità della vita nelle aree rurali”[3].

Al paesaggio/patrimonio culturale così considerato possono applicarsi misure oggettive, riferibili tanto alla quantificazione e qualificazione delle dotazioni territoriali, quanto all’efficacia della governance nella tutela delle dotazioni stesse. In questo senso, il grado di conservazione dei paesaggi riconosciuti di valore storico è assunto, al pari della consistenza del patrimonio artistico e monumentale, come un correlato della capacità di un territorio di rappresentare – grazie alla ricchezza del proprio patrimonio culturale e paesistico – una fonte di benessere per la collettività. Tuttavia, il paesaggio è una realtà in divenire, le cui modificazioni non sono necessariamente peggiorative e in tal senso non è da considerarsi un valore positivo la conservazione in sé, quanto specificatamente la tutela dei paesaggi tradizionali o storici, per i benefici che ne derivano su diversi piani, documentati da un’ampia letteratura e tutti riconducibili alla dimensione del benessere collettivo: preservazione della memoria storica e dell’identità dei territori, creazione di ricchezza attraverso il turismo e la valorizzazione delle produzioni tipiche, protezione dell’ambiente e difesa del suolo. Come dimostra, poi, la vitalità dell’associazionismo locale, la tutela del paesaggio è anche un importante fattore di aggregazione sociale, e un tema fortemente sentito come connesso alla qualità della vita.

[1] Biasutti R., Il paesaggio terrestre, Utet, Torino: 2a ed. 1962.

[2] Emilio Sereni (1996), Storia del paesaggio agrario italiano.

[3] PSN di sviluppo rurale 2007-2013 (par. 1.2, voce “paesaggio”): “Negli ultimi decenni, il paesaggio [rurale] italiano è stato interessato da un progressivo degrado, che ne sta compromettendo le caratteristiche qualitative. Nelle aree maggiormente vocate all’attività agricola (…) si è avuta la diffusione di agrosistemi (…) quasi sempre efficienti in termini economici, ma fragili dal punto di vista ecologico e negativi in termini paesaggistici, non essendo rappresentativi dell’identità culturale locale (…). L’accelerazione dei fenomeni di degrado (…), infine, è altresì connessa a politiche inappropriate, basate su incentivi e sussidi che non hanno tenuto in considerazione la conservazione del paesaggio culturale e l’impatto delle azioni sostenute (…).

Dimensioni considerate per la rappresentazione del dominio

Nella rappresentazione del dominio occorre considerare sia il contributo – positivo, negativo o nullo – del paesaggio sensibile alla qualità della vita degli individui sia l’importanza fondamentale rivestita dall’arte e dalla cultura per la crescita del capitale sociale, umano ed economico del paese, nonché le correlazioni con il benessere degli individui connesse alle forme di identificazione e condivisione nel valore del Patrimonio culturale – intendendo come parte integrante di quest’ultimo, i paesaggi geografici di valore storico, quali beni comuni che contribuiscono al benessere personale e collettivo.

Nel primo caso sono quindi utilizzati indicatori soggettivi di percezione dei valori dei luoghi o del loro depauperamento/mantenimento. Per la seconda componente invece le misure proposte sono indicatori della dotazione di beni e delle forme di protezione garantite dal governo pubblico, per valutare quanto i cittadini possano considerarli come un bene comune, portatore di benessere, nel quale identificarsi e per il quale adoperarsi al fine di garantirne il rispetto e la salvaguardia per le generazioni future. Ai fini dell’analisi, il territorio di ciascuna regione viene ripartito in tre ambiti paesaggistici distinti: urbano, rurale e naturale. Si definisce un sottoinsieme di “indicatori trasversali”, che raccoglie gli indicatori ritenuti rilevanti per tutti gli ambiti del dominio d’indagine, mentre per gli ambiti rurale e urbano si definiscono specifici sottoinsiemi di indicatori, in modo da tener conto della diversa natura dei fenomeni da rappresentare. Non si procede invece alla proposta di indicatori per l’ambito “naturale”, in considerazione della potenziale ridondanza rispetto a quelli proposti per il dominio Ambiente, in quanto – secondo l’approccio adottato – nell’ambito del paesaggio naturale qualità ambientale e paesistica tendono a coincidere.

Per l’ambito urbano le unità territoriali di analisi coincidono con le aree incluse nei centri e nuclei abitati e nelle località produttive, così come mappate dall’Istat nella “Basi territoriali” dei Censimenti [4].

Nell’ambito rurale sono scelte come unità di analisi le regioni agrarie [5]. Questo ambito viene ulteriormente suddiviso in tre “fasi” corrispondenti a differenti stadi evolutivi dello spazio rurale: una fase centrale, corrispondente alle aree agricole stabili o attive, e due fasi di transizione: verso l’urbano (aree aggredite dalla dispersione urbana – urban sprawl, cioè da forme di edificazione diffusa e a bassa densità) e verso l’incolto/naturale (aree agricole abbandonate in via di ri-naturalizzazione), individuate in funzione delle variazioni combinate della popolazione sparsa (cioè residente all’esterno delle aree di centro e nucleo abitato) e della superficie agricola utilizzata (SAU) [6].

[4] Le basi territoriali dei Censimenti sono basi cartografiche esaustive del territorio nazionale, aggiornate a intervalli decennali per la raccolta e la diffusione dell’informazione statistica a livello territoriale sub-comunale; ripartiscono i territori comunali in aree omogenee in funzione della consistenza e concentrazione degli edifici che insistono sul territorio.

[5] Le regioni agrarie sono circa 800 aggregazioni di comuni, contigui e omogenei per provincia, zona altimetrica e tipologie colturali.

[6] Le aree in fase di abbandono (transizione rurale>incolto) sono quelle dove si registrano variazioni negative sia della popolazione sparsa sia della SAU, le aree agricole attive quelle dove la SAU è in aumento e la popolazione sparsa in diminuzione o in aumento meno che proporzionale all’aumento di SAU, e le aree erose dall’urban sprawl (transizione rurale>urbano) quelle dove la popolazione sparsa è in aumento e la SAU in diminuzione o in aumento meno che proporzionale all’aumento di popolazione sparsa.

Indicatori prescelti

  1. Dotazione di risorse del patrimonio culturale: Numero di beni archeologici, architettonici e museali per 100 km2
  2. Spesa corrente dei Comuni per la gestione del patrimonio culturale: Pagamenti di competenza per la gestione di musei, biblioteche e pinacoteche in euro pro capite.
  3. Indice di abusivismo edilizio: Numero di costruzioni  abusive per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni.
  4. Indice di urbanizzazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico: Numero di edifici costruiti dopo il 1981 per 100 km2 nelle aree di cui al D.lgs n.42/2004 art. 142, lett. a), d), l) (ex legge Galasso).
  5. Erosione dello spazio rurale da dispersione urbana (urban sprawl): Incidenza percentuale delle regioni agrarie interessate dal fenomeno sul totale della superficie regionale.
  6. Erosione dello spazio rurale da abbandono: Incidenza percentuale delle regioni agrarie interessate dal fenomeno sul totale della superficie regionale.
  7. Presenza di paesaggi rurali storici: Punteggi normalizzati attribuiti in base a numerosità ed estensione dei siti censiti nel Catalogo nazionale dei paesaggi rurali storici.
  8. Valutazione dei programmi regionali di sviluppo rurale (Psr) in relazione alla tutela del paesaggio: Punteggi attribuiti ai Psr in relazione alle misure adottate in materia di paesaggio rurale nell’ambito del Piano strategico nazionale per lo sviluppo rurale 2007-2013.
  9. Densità di Verde storico e Parchi urbani di notevole interesse pubblico: Superficie in m2delle aree di Verde storico e Parchi urbani di notevole interesse pubblico (D. Lgs. n.42/2004, artt. 10 e 136) per 100 m2 di superficie urbanizzata (centri e nuclei abitati) nei Comuni capoluogo di provincia.
  10. Consistenza del tessuto urbano storico: Percentuale di edifici in ottimo o buono stato di conservazione sul totale degli edifici abitati costruiti prima del 1919.
  11. Insoddisfazione per il paesaggio del luogo di vita: Percentuale di persone di 14 anni e più che dichiarano che il paesaggio del luogo di vita è affetto da evidente degrado sul totale delle persone di 14 anni e più.
  12. Preoccupazione per il deterioramento del paesaggio: Percentuale di persone di 14 anni e più che indicano la rovina del paesaggio causata dall’eccessiva costruzione di edifici tra i cinque problemi ambientali più preoccupanti sul totale delle persone di 14 anni e più.

Tabella indicatori

N. Nome indicatore Fonte Rilevazione Periodicità Serie storica Livello regionale
1 Dotazione di risorse del patrimonio culturale Istat Elaborazione su dati Istituto Superiore per la Conservazione ed il restauro – Sistema Vincoli in Rete Annuale Dal 2012
2 Spesa corrente dei Comuni per la gestione del patrimonio culturale Istat Elaborazione su dati Istat. Bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali Annuale Dal 2001
3 Indice di abusivismo edilizio Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio (Cresme) Annuale Dal 2002
4 Indice di urbanizzazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico Istat Elaborazione su dati Mibact, Carta del rischio del patrimonio culturale; Istat Censimento degli edifici, Basi territoriali dei censimenti Decennale Dal 1981
5 Erosione dello spazio rurale da dispersione urbana (urban sprawl) Istat Elaborazione su dati Istat, Censimento generale dell’agricoltura, Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, Basi territoriali dei censimenti Decennale Dal 2001
6 Erosione dello spazio rurale da abbandono Istat Elaborazione su dati Istat, Censimento generale dell’agricoltura, Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, Basi territoriali dei censimenti Decennale Dal 2001
7 Presenza di paesaggi rurali storici Istat Elaborazione su dati Mipaaf, Catalogo nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico Unica 2010
8 Valutazione dei programmi dello sviluppo rurale (Psr) in relazione alla tutela del paesaggio Mipaaf, Paesaggio e Sviluppo rurale Il ruolo del paesaggio all’interno dei Programmi di Sviluppo Rurale 2007-2013 Quinquennale 2010
9 Densità di Verde storico e Parchi urbani di notevole interesse pubblico Elaborazioni su dati Istat Dati ambientali nelle città; Basi territoriali dei censimenti Annuale Dal 2011
10 Consistenza del tessuto urbano storico Elaborazioni su dati Istat Elaborazione su dati Istat, Censimento degli edifici Decennale Dal 2001
11 Insoddisfazione per il paesaggio del luogo di vita Istat Indagine Aspetti della vita quotidiana Annuale Dal 2012
12 Preoccupazione per il deterioramento del paesaggio Istat Indagine Aspetti della vita quotidiana Annuale Dal 2013

Ultima modifica: 12 aprile 2018